Rispondo all'ultimo intervento di C. Rocca.Mi lascia molto perplesso il modo in cui lei ha condotto la sua requisitoria. Ora a parte il pastone contro i parlamentari (e non solo) della Rete, un pastone che può essere più o meno condiviso ma che è stato portato avanti in modo quantomeno scorretto, la perplessità viene dall'accostamento di certi concetti.
Questa conferenza suppongo sia stata aperta per spingere ad un dibattito sui referendum, il rapporto tra referendum (elettorale in particolare) e sue possibili conseguenze dovrebbe essere discusso sotto un approccio problematico.
Non può sottoporci il suo vivace testo parlando del referendum elettorale come della causa scatenante del voto del 5-6 aprile, o peggio ancora, di una riforma elettorale in senso maggioritario (all'anglosassone) come della soluzione di tutti i problemi del nostro paese.
O meglio lo faccia quanto vuole ma giustifichi le sue affermazioni, non dia per ovvie cose che non lo sono affatto.
Si parla del sistema inglese come dell'unico al mondo che non ha dato partitocrazia e fascismi. Ma la vita democratica di un paese non è qualcosa di neutro da cui, una volta applicati certi strumenti, si ottengono automaticamente altri risultati.
E' scorretto fare questo tipo di affermazioni; i paesi anglosassoni hanno alle loro spalle una storia (la nostra situazione del dopo-geurra non è neppure avvicinabile alla loro) ed una cultura completamente diverse da quelle italiane.
Se un sistema altrove non ha prodotto i sopra-citati malanni non si può attribuirne il merito al solo sistema elettorale.
Il sistema proporzionale ha prodotto dei danni, ha costituito la principale causa dell'attuale devastazione politica perchè ha fatto la sua comparsa in un momento sbagliato ed è stato in massima parte "male" applicato.
E' stato usato più dai partiti che dagli elettori ed ora si cerca un sistema che non dia possibilità alcuna di ricommettere lo stesso errore al prezzo di una (+ o - modesta) perdita democratica.
Quanto all' "insopportabile cappa di piombo delle partecipazioni statali" è un'altra di quelle cose che non mi suonano.
La massiccia partecipazione dello stato sul mercato e la sua vigilanza sull'economia dovevano in effetti essere delle garanzie costituzionali.
Altri "buoni" strumenti male applicati. L'ironia sul "sistema italiano" che ci viene dall'estero non è diretta verso le leggi ma verso la loro distorta applicazione.
E' uno strano momento ormai non si cercano più buoni strumenti ma strumenti che possano essere usati e basta. Un dado che sa fare il dado, un succo di frutta fatto col succo di frutta.
Forse è l'unica possibilità di uscire da una crisi in cui siamo stati portati in massima parte dalla nostra stessa incapacità, trovare qualcosa che funzioni che tutti possano usare senza produrre troppi danni.
Il maggioritario garantisce il fatto che chi fa danni la legislatura seguente non si farà rivedere, non è una garanzia contro la cattiva applicazione di certe normative ma una garanzia contro il ristagno che è il nostro attuale problema.
Una domanda in chiusura. E' possibile affermare che parte delle cause che questo ristagno l'hanno determinato ora sono cadute e che quindi ci sia la possibilità che anche questo sistema produca ORA qualcosa di buono?