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Conferenza Referendum
Barbasso Alfonso - 1 aprile 1993
Propongo la lettura di questo, per me, bellissimo e lucido articolo di Barbara Spinelli pubblicato sulla "Stampa" di oggi.
Si parla, in questo articolo, di sistema elettorale prendendo spunto dai risultati delle elezioni in Francia; di maggioritario a doppio turno; di sitema elettorale in relazione ai suoi scopi: quello "rappresentativo" e quello "governativo".

Personalemente, in Italia, sono convinto che il doppio turno riciclerebbe un vecchio modo di fare politica insieme ai vecchi partiti, pertanto la mia scelta va al sistema maggioritario a turno unico.

Poi, tra vent'anni, potremo anche rivedere il tutto. Ma intanto...

POLITICI IMPARATE A VINCERE

di Barbara Spinelli

A prima vista sembra assai ingiusto, quel che è accaduto nei giorni scorsi alle elezioni francesi: la preponderanza schiacciante attribuita in Parlamento ai partiti conservatori, che amplifica di molto il successo ottenuto alle urne; lo spazio esiguo se non derisorio riservato alle opposizioni, e ai socialisti in particolare che pur essendosi guadagnati la bocciatura non meritavano forse di perdere quattro quinti dei propri rappresentanti. Il soffocamento infine dei partiti periferici: dei verdi come anche delle destre lepeniste, che hanno racimolato rispettivamente il 7,8 e il 12,6 per cento dei suffragi e sono però restati fuori dal Parlamento.

L'ingiustizia in questo caso appare doppiamente crudele: esiste infatti una differenza fra i partiti periferici, ve ne sono alcuni che ricevono premi e altri che devono pagare ammende, alcuni che possono entrare e altri che vengono brutalmente eliminati. I comunisti hanno ottenuto il 9,1 per cento, poco più dei verdi, parecchio meno dei lepenisti. Eppure avranno 23 deputati, che è poca cosa ma non nulla. Sono riusciti perfino ad avere i numeri (il limite minimo è di 20 deputati) per poter costituire un gruppo parlamentare, e avere un peso meno irrilevante in assemblea e nelle commissioni parlamentari.

Contro questo stato di cose gli eliminati si ribellano, in Francia. E i futuri vinti si interrogano inquieti, alla vigilia del referendum in Italia. Gli eliminati dicono che la dura legge maggioritaria non solo premia il più forte, ma punisce selettivamente i più deboli. Che esistono, fra questi ultimi, delle caste di privilegiati, come appunto la casta comunista. Sostengono che troppo alto è il prezzo pagato sull'altare dell'efficacia governativa, delle maggioranze stabili, perfino delle alternanze: un Par lamento eletto con simili metodi non sarebbe né veramente rap presentativo, né veramente democratico.

Per sciogliere l'equivoco vale la pena conoscere i motivi che hanno consentito ai comunisti francesi di acquisire questo stra no statuto d'Intoccabili, a dispet to di un declino storico tutt'altro che frenato. Statuto che irrita i nuovi partiti in ascesa, verdi o le penisti, ma che aiuta a capire molte cose: la durezza della legge maggioritaria ma anche la sua straordinaria efficacia democrati ca. Il suo modo apparentemente distorto di applicarsi, e gli effetti educativi che la legge finisce con l'avere sui comportamenti dei partiti, dei politici, e, non per ul timo degli elettori. Quel che la Francia rivela infatti non è solo il funzionamento d'una legge elettorale. Sono anche le condotte che le leggi secernono, e che for giano col tempo. Accanto alla meccanica del voto esiste anche un »comportamento maggiorita rio dell'uomo politico, e chi lo adotta non è necessariamente condannato a perdere quando le forze di cui dispone sono esigue, sono piccole schegge.

Il partito comunista è riuscito ad avere i suoi 23 deputati perché il suo comportamento è stato con grande disciplina, fedele alla legge maggioritaria: la quale leg ge prima consente di scegliere fra vari candidati, poi elimina fra i due turni chi non ha superato la barriera del 12 per cento, e infine premia in contese a due e qual che volta a tre il candidato che raduna il massimo dei consensi. Per restare vivo, in questo duello d'eliminazione, il metodo è uno solo: riportare i voti dei propri elettori sul candidato meno di stante ideologicamente, stringe re con esso un'alleanza, e facili targli così la vittoria. E' quello che i francesi chiamano »voto utile , o »disciplina repubblica na . Al primo turno si vota »giusto , sulla base dell'etica delle convinzioni e la scelta va al candi dato prediletto. Al secondo tur no si vota »utile , sulla base dell'etica della responsabilità: le passioni sono disciplinate dal cal colo delle probabilità, I'obiettivo non è più la scelta di chi preferisci ma la scelta d

i chi vuoi sconfigge re. La disciplina repubblicana è stata osservata per decenni, den tro la sinistra e dentro il campo dei conservatori. Ed è applican dola con rigore che i comunisti hanno potuto mantener forti al cune loro roccaforti locali, e so pravvivere parlamentarmente al proprio declino. Anche i socialisti d'altronde hanno beneficiato del la disciplina maggioritaria: i van taggi sono minimi, visto il decli no comunista, ma non pochi can didati si sono salvati grazie al pc.

Niente di tutto questo nel partito dei verdi, o in quello di Le Pen. Niente alleanze, visto che il compromesso è escluso in par tenza. La convinzione è pura, la passione incontaminata, e l'inte resse di vincere (o meglio di go vernare) completamente assente: con un comportamento proporzionale, ovvio che si perde tutto quando la legge è maggioritaria. Nei regimi proporzionalisti ogni partito pensa di poter vincere iso latamente, in fondo è convinto di rappresentare da solo l'interesse generale, e giudica vergognosa ogni autocorrezione, ogni com promesso, ogni accordo con altri partiti, che sono condannati in blocco e fra i quali ci si vieta di fa re distinzioni. I partiti puramen te etici sono in genere proporzio nalisti. I partiti rivoluzionari pu re, refrattari per natura alle rifor me e alle alternanze. Nelle rivo luzioni si agisce sempre per convinzione, non per responsabi lità. Non si esercita il potere ma lo si conquista: per appropriarse ne, se possibile, in eterno. Para dossalmente, il meno rivoluzio

nario dei partiti minori, in Fran cia, è oggi il comunista. Lo è per necessità di sopravvivenza più che per convinzione: ma la neces sità, di fatto, corregge la convin zione. Lo stesso socialismo mit terrandiano è crollato per questo: ha peccato di proporzionalismo, ha creduto di poter presentarsi solo alle urne, puntellato dai comunisti ormai esangui, chieden do in extremis l'appoggio dei verdi, dimenticando che nuove strategie ed alleanze si impone vano, preparate con lungimiran za e lentezza.

Così si torna al quesito centrale. Cos'è più adatto alla democra zia: lo scrutinio proporzionale o il maggioritario? Apparentemente più democratico il proporzionale: la società è rappresentata più fedelmente, nella sua pluralità, i periferici non sono soffocati. Ma tutto dipende da quel che si in tende per democrazia, ed è que sta la sola questione che conta. La democrazia può significare in ef fetti due cose. O è l'enfatico ma bugiardo »governo del popolo , e allora è una libertà tutta in po sitivo, tutta espressiva: tutti han no la libertà di »esprimersi , di »dire e incarnare la volontà ge nerale. Tutti: anche le schegge, che pesano quanto i macigni. Una democrazia simile sfocia nei regimi anarchici, o totalitari: sempre, comunque, governati da oligarchie chiuse o nomenklature.

Oppure la democrazia è una libertà negativa, è un mezzo più che una promessa di sicura feli cità: è »la possibilità come dice Popper di destituire un governo senza spargimento di sangue e senza rivoluzioni . E' il diritto di bocciare i politici e di avere l'al ternanza, di fare e non solo di esprimersi. Ed è anche una dura disciplina imposta alle formazio ni minori, che devono accettare di essere minori, e rinunciare al potere democraticamente abnor me che esercitano nei regimi pro porzionalisti, dove diventano partiti cerniera capaci di fare o disfare maggioranze, di rinviare o addirittura bloccare le alter nanze. La disciplina li obbliga a cambiare profondamente se stes si e a civilizzarsi, per poter stipu lare alleanze »utili con i grandi partiti centrali, cui è lasciato il compito di alternarsi. La legge maggioritaria è la più efficace per ottenere alternanze normali, stile francese. E nella misura in cui dà la possibilità alle periferie di esi stere, ma responsabilmente, e anche la più democratica.

Barbara spinelli dalla "Stampa" del 1 aprile 1993

 
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