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Conferenza Referendum
Vito Elio - 5 aprile 1993
LA RIFORMA DELLE REGOLE DEL GIOCO

Trascrivo integralmente il testo di una relazione di grande chiarezza espositiva di Rudi Escher letta in un pubblico incontro:

La riforma per le riforme

Per avviare il dibattito sul primo tema dell'incontro, il cambiamento delle regole del gioco e la riforma elettorale cercherò di mettere in evidenza le principali caratteristiche del sistema proporzionale vigente rispetto al sistema maggioritario uninominale proposto dai referendum.

E' importante innanzitutto premettere che:

- non ci sono regole buone in assoluto, esse possono essere più o meno buone a seconda delle situazioni storiche e sociali cui si applicano

- è certo comunque che le regole influenzano in modo profondo e diverso i comportamenti dei soggetti che partecipano al gioco.

Per questo la riforma elettorale è il primo passo per la riforma dello stato, si può considerare la "madre di tutte le riforme".

Cercherò soprattutto di mettere in evidenza i rapporti necessari tra meccanismi ed effetti se poi vi sembrerà di riconoscere situazioni reali, forse questo non sarà del tutto casuale.

Il sistema proporzionale quasi perfetto vigente sino ad ora in Italia con grandi collegi elettorali, liste plurinominali, ricupero dei resti nel collegio unico nazionale (per la Camera) ha questi principali aspetti positivi:

- Privilegia la rappresentatività, consente cioè l'accesso alle assemblee elettive di molte delle formazioni politiche, anche minori, che si presentano garantendo una rappresentanza corrispondente alla percentuale dei cittadini che le hanno votate;

garantisce in particolare che siano adeguatamente rappresentate eventuali minoranze a carattere etnico, linguistico, territoriale.

Può concorrere a ridurre in certe situazioni le tensioni e i conflitti (ad esempio si ritiene abbia contribuito ad evitare la guerra civile nel dopoguerra).

Di contro il sistema presenta i seguenti aspetti negativi:

Il voto difficilmente determina una maggioranza e quindi il governo.

- perchè per ottenere la maggioranza in Parlamento è necessaria la maggioranza assoluta, 50% + 1 dei voti espressi dagli elettori,

- perchè essendo facilitato l'accesso a tutte le formazioni che si presentano, il sistema favorisce il voto di opinione portando alla frammentazione del Parlamento.

Per gli stessi motivi il sistema ostacola l'alternanza

Come intatti il voto difficilmente può determinare un governo altrettanto difficilmente può abbatterlo e sostituirlo con un altro.

Conseguenze altrettanto negative sono:

- che i voti vengono a rappresentare quote di potere affidate ai leader dei partiti che dovranno formare governi di coalizione basati inevitabilmente su contrattazioni, patteggiamenti e spartizioni non solo tra i partiti ma anche tra le loro correnti;

- il governo non sarà quindi responsabile verso i cittadini elettori ma verso le segreterie dei partiti in base agli accordi fatti. A seguito di disaccordi fra di essi o al non rispetto dei patti, il governo potrà cadere, essere ricostituito (rimpasto) o essere sostituito senza l'intervento comunque del voto popolare: al limite un governo può sopravvivere alle elezioni da cui è uscita battuta la coalizione che lo esprimeva aggregando altre formazioni per mantenere la maggioranza.

Il sistema favorisce la perpetuazione, ostacola l'alternativa

Per un partito di opposizione infatti è resa estremamente difficile la conquista del governo sia per la necessità di ottenere da solo una percentuale così elevata di voti sia per l'improbabilità pratica di aggregare formazioni minori che, o stanno già nella coalizione governativa, e non si vede perchè dovrebbero abbandonarla rischiando i vantaggi di cui già godono, o sono insieme all'opposizione ma di solito su posizioni lontane ed estreme.

Di conseguenza in presenza di scarsa possibilità e rischio di alternanza il maggior impegno dei partiti, anche dei minori, sarà dedicato alla conservazione delle posizioni conquistate sfruttando tutte le possibilità che derivano loro dal diventare di fatto protagonisti e mediatori di tutti gli aspetti della vita pubblica (occupazione dello stato).

Il sistema proporzionale porta così quasi necessariamente alla partitocrazia

Il sistema comporta costi altissimi

Il sistema, per le grandi dimensioni dei collegi e l'elevatissimo numero dei candidati (plurinominale) comporta, per l'acquisizione e il mantenimento del consenso, ai candidati ed ai partiti, altissimi costi e la necessità quindi di reperire enormi mezzi finanziari con tentazioni tangentizie rese tanto più forti dalle possibilità offerte dal potere di cui godono.

Una valutazione del sistema in termini di costi e benefici non potrebbe quindi che essere negativa.

Visto che parliamo di soldi si può dire che il sistema non sia ininfluente rispetto al debito pubblico sia a livello nazionale che locale

Il sistema porporzionale infatti rende più difficile la gestione della spesa pubblica per l'instabilità dei governi, per l'impossibilità quindi di portare avanti programmi a lungo termine e di risponderne, per le mediazioni continue e i poteri di veto nell'ambito della stessa maggioranza.

In Italia negli ultimi anni programmi di risanamento molte volte sono stati enunciati, mai realizzati.

Vorrei passare ora per un momento dalle considerazioni tecniche ad un riferimento alla realtà politica italiana.

E' proprio negli ultimi anni infatti che, a mio avviso, si sono esplicati in modo più completo e conseguente gli effetti del sistema proporzionale.

Nel periodo precedente, la presenza di una forte contrapposizione ideologica che rispecchiava quella internazionale aveva determinato e conservato una situazione quasi bipolare o falsamente bipolare in termini di meccanismi di democrazia con due partiti di grandi dimensioni, Democrazia Cristiana e Partito Comunista. Ma al venir meno di quella situazione internazionale il quadro è andato rapidamente frantumandosi.

Questo da alcuni viene letto in chiave positiva nel senso che la democrazia italiana sarebbe finalmente sbloccata, starebbe nascendo una sana dinamica politica e che quindi non ci sarebbe bisogno di cambiare il sistema elettorale.

Al contrario è proprio ora paradossalmente che il sistema sta evidenziando pienamente i suoi limiti e la sua inadeguatezza, l'incapacità di consentire la formazione di governi, anche a livello locale - Milano, Torino, Catania, etc. - una situazione di paralisi generale che può dar spazio a tentazioni di svincolare l'esecutivo dal Parlamento, di abbandonare il sistema parlamentare, governi del presidente, presidenziali etc. situazioni già verificatesi in Francia nella Quarta Repubblica, in Germania nella Repubblica di Weimar. Anche nuove elezioni fatte con le attuali regole del gioco non cambierebbero le cose, non farebbero che esasperare questa situazione al di là della volontà degli elettori che ne uscirebbero di nuovo frustrati e delusi.

Con il sistema maggioritario uninominale proposto dai referendum elettorali si può invece cambiare.

Vediamo ora quali sono le regole ed i meccanismi e quali possono essere gli effetti del sistema maggioritario uninominale promosso dai referendum.

Queste le principali caratteristiche:

- I collegi elettorali corrispondono al numero dei candidati da eleggere con sistema maggioritario (75% dei seggi in Parlamento).

- In ogni collegio può essere presentato un solo candidato per partito ed un solo candidato viene eletto;

- viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

Il 25% dei seggi in Parlamento vengono assegnati con sistema proporzionale che garantisce la presenza anche delle forze minori.

Conseguenze dirette di questo meccanismo sono:

- per ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento, e quindi conquistare il governo, può bastare molto meno della maggioranza assoluta dei voti in quanto ogni candidato può conquistare il suo collegio con maggioranze inferiori;

- per il fatto che in ogni collegio si corre per vincere o perdere e non per conseguire una rappresentanza in Parlamento in funzione dei voti ottenuti, le forze politiche cercheranno di organizzarsi per vincere, presentando programmi, aggregandosi su di essi, cercando l'appoggio di associazioni e movimenti di opinione.

- Anche l'elettore per parte sua voterà per vincere evitando di disperdere il suo voto, che egli sa poter essere effettivamente determinante.

Il sistema maggioritario uninominale favorisce quindi la possibilità che i cittadini con il loro voto determinino direttamente la scelta:

- dei candidati

- della maggioranza

- del governo e del suo capo

che a loro volta saranno direttamente responsabili verso gli elettori.

Per gli stessi motivi favorisce l'alternanza e di conseguenza rende effettivo il controllo sull'operato dei rappresentanti eletti e del governo da parte dei cittadini che soli potranno con il loro voto farlo cadere.

Un governo così determinato potrà contare su una maggior autonomia, stabilità e durata, (governo di legislatura) e quindi sulla possibilità di realizzare i programmi in base ai quali è stato eletto e sulla cui attuazione verrà giudicato.

Maggiore autonomia, maggiore responsabilizzazione.

Il peso dei partiti risulta fortemente ridotto in termini di possibilità di condizionamento e mediazione.

Ai partiti resta tuttavia un ruolo fondamentale nell'interpretare e promuovere le istanze della società, nel presentare proposte, mobilitare il consenso, nel presentare programmi e formazioni elettorali.

Comporta costi molto inferiori per i candidati e per i partiti, i candidati infatti sono molto meno numerosi (uninominale), i collegi elettorali sono di ridotte dimensioni. Questo facilita anche l'accesso alle candidature, rende i candidati più autonomi dagli apparati di partito, provoca meno tentazioni.

Personalizza il rapporto tra elettore e candidato e tra cittadino ed eletto:

- Collegio elettorale piccolo

- Un candidato per partito, un eletto per collegio.

Dà maggior possibilità di contare a movimenti di opinione e di azione sociale.

Al sistema maggioritario uninominale viene imputato principalmente il fatto di non garantire la rappresentanza in Parlamento di tutti i cittadini proporzionalemnte ai voti espressi.

Scoraggerebbe inoltre la nascita di nuovi partiti o formazioni politiche.

Si può obiettare tuttavia che l'influenza che può avere un partito di minoranza, la cui presenza è comunque garantita dalla riserva proporzionale del 25%, non è tanto data dal numero dei rappresentanti quanto dall'efficacia della sua azione politica come ha ampiamente dimostrato il Partito Radicale in questi anni, Inoltre le minoranze attive, come si è detto, possono invece avere un maggior peso in quanto possono essere determinanti sia in fase elettorale, appoggiando uno dei due schieramenti dominanti, che durante la legislatura in quanto lo schieramento che ne aveva ottenuto l'appoggio dovrà tenerne conto.

Rudi Escher

 
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