Ciao Angiolo B.,Questa volta mi dirigo piu' precisamente a te, in questa discussione sul SI o NO, anche perche' di discussione vera non si puo' proprio parlare.
Sei l'unico con i cui argomenti mi sento di confrontarmi: mi domandavo se l'astio che io sento in alcuni sostenitori del SI al referendum elettorale, sia lo stesso che possa trasparire dalle mie parole. Se fosse cosi' chiedo scusa.
Io cerco di individuare dei problemi semplici (anche se complessi nella loro analisi) affinche' ci siano delle condizioni di confronto. Se cosi' non dovesse essere, cioe' se non ci sono punti su cui e' possibile confrontarsi, allora veramente c'e' una dinamica rivoluzionaria in questo confronto/scontro, e vorrei seguirti nella tua valutazione, schierandomi in campo come rivoluzionario.
Solo che non di rivoluzione o simili stiamo parlando, ma del mantenimento di certe garanzie minime di rappresentativita'.
"Una testa un voto" e' un concetto base della democrazia: in democrazia il mio voto deve essere matematicamente, oltre che politicamente, dello stesso valore del tuo. In democrazia, le forze politiche e sociali devono governare "proporzionalmente" all'appoggio che hanno nella societa'. La democrazia, infine, non si basa solo sulla rappresentanza eletta, ma sul controllo che di essa ha la base elettrice, e su una serie di organismi, "extra-parlamentari", seppur istituzionali, che esercitano la pressione dovuta sulle forze politiche di governo. Ossia, l'opposizione, ma anche il governo in certa misura, devono esprimersi nella realta' quotidiana, trovare li' gli obbiettivi per cui lottare e/o governare (penso a qualcosa di simile a comitati di quartiere, circoscrizioni ecc.)
L'inserimento di modifiche in senso maggioritario, si scontra con questi principi?
Io credo fermamente di si. Mi dispiace, A., che tu riprenda un mio esempio per ribaltarmelo contro, cioe' che non e' detto che una forza con il 9% potrebbe essere rappresentata, mentre una con il 12% no, in funzione della vittoria che essa avrebbe in un determinato colleggio. Mi chiedo se sia piu' importante, piu' rappresentativa ecc., una componente che a livello "nazionale" (brutta parola di questi tempi!) abbia quel 12%, piuttosto che una che con meno percentuale a livello nazionale, risulti vincente in uno specifico "territorio". E' una domanda serena, pero' azzardo una risposta: cosi' si da' forza ai nazionalismi piu' beceri e alle spaccature guerrafondaie, e la rappresentativita' tendera' ad essere sfaccettata regionalmente. O no?
Certo, mi rendo conto che tu come altri che qui scrivono sei fondamentalmente federalista (o sbaglio?), ma il federalismo che ha a che vedere con il nazionalismo, la guerra ecc?
Non mi dilungo oltre, ma altri temi, piu' specifici li affrontero' in seguito.
Ciao a tutti e .....votate NO al referendum elettorale!