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Conferenza Referendum
Vito Elio - 13 aprile 1993
Una domanda ai sostenitori del NO al referendum elettorale

Credete che tutte le argomentazioni usate a favore del NO siano davvero valide per il sistema elettorale del Senato oggi vigente? In altre parole, siete davvero convinti della bontà di questo sistema, anche dal punto di vista dei proporzionalisti?

Proviamo a parlare direttamente del quesito del referendum. C'è qualche sostenitore del NO che intende difendere "questo" sistema elettorale del Senato?

E' un sistema (che resterebbe in vigore se vincessero i NO) che non dovrebbe piacere innanzittutto ai proporzionalisti (oltre che, per altre ragioni, ai sostenitori dell'uninominale "secco"). Infatti, ci sono molti meno senatori che deputati verdi, di rifondazione, della rete, indipendentemente dal fatto che questi gruppi ottengano meno voti al Senato rispetto alla Camera. E' questo sistema proporzionale in vigore per il Senato, infatti, a creare una sorta di sbarramento che penalizza proprio le forze del NO. Ed è grazie a questo sistema elettorale che tradizionalmente il Senato è la roccaforte delle forze conservatrici.

In genere, poi, capita che nei diversi collegi viene eletto chi ha meno voti! Sempre, infatti, i candidati del PDS o del PSI o anche di altri partiti minori, vengono eletti in un collegio dove magari non viene eletto il candidato che ha ottenuto più voti. Questo perché l'attribuzione dei seggi avviene proprozionalmente su scala regionale; così, dopo avere visto quanti seggi hanno ottenuto proporzionalmente le liste, si fa la graduatoria non dei candidati per ciascun collegio, ma dei candidati per ciascuna lista (ad esempio se la DC ottiene proporzionalmente 5 senatori nella Regione X, vengono eletti i senatori con le maggiori percentuali ottenute nei rispettivi collegi; così nel collegio Y potrà risultare eletto il candidato del PDS perché ha ottenuto la migliore percentuale tra i candidati del proprio partito - al quale spetta un seggio - anche se avrà ottenuto meno voti del candidato DC, che non sarà eletto perché è sesto nella graduatoria del suo partito!).

Proverò a rendere tutto più semplice (spero...) con un altro esempio: nel collegio di Chiaia a Napoli il candidato repubblicano Craveri ha ottenuto più del 9 % dei voti, quello liberale Compagna circa l' 8%; è stato eletto il liberale perchè l'unico seggio spettante ai repubblicani è stato assegnato ad un candidato in un collegio della provincia che aveva ottenuto il 9,2% dei voti, mentre nessun altro candidato liberale aveva raggiunto l'(% negli altri collegi. Nello stesso collegio, per le medesime ragioni, è stato eletto il candidato missino e non quello democristiano che pure era risultato il più votato del collegio.

Inoltre, poiché ciascun candidato ha come AVVERSARIO non il candidato di un altro partito nel proprio collegio ma il candidato del proprio partito in un altro collegio, questo sistema incoraggia allenza trasversali molto poco trasparenti.

C'è davvero qualcuno che vuole sostenere la bontà di questo sistema?

Cosa accadrebbe se vincessero i SI? Che nei due terzi dei collegi viene eletto semplicemente e democraticamente chi prende più voti.

In buona sostanza, molte di quelle forze che sono per il NO nella speranza di autoconservarsi sono state penalizzate proprio da questo sistema elettorale per il Senato ed avrebbero maggiori possibilità di essere eletti con il sistema maggioritario uninominale, come candidati di uno schieramento unitario.

Allora, cari sostenitori del NO, volete davvero mantenere in vigore questa legge elettorale per il Senato?

 
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