l'analisi di E.Vito, come tutte quelle analisi che per descrivere uno strumento prescindono dal contesto in cui viene applicato.E' stato già detto, non ricordo dove, che applicare un nuovo sistema elettorale in Italia non è come trapiantare un organo in un corpo neutro in cui le possibilità di rigetto non esistono.
Il sistema maggioritario non garantisce che automaticamente l'attuale sistema dei partiti scompaia.
Nulla garantisce che si formino gruppi nuovi e che i contrasti, tutti i contrasti che hanno frantumato la sinistra in Italia, vengano sanati.
Chi (e non è il caso di Vito) si sforza di descrivere i pregi del maggioritario proponendolo come la fine del sistema che ha portato a Tangentopoli, la fine dello strapotere dei partiti, l'inizio di una politica nuova in cui riemergono le persone, in cui il cittadino si riappropria del voto secondo un sistema che ha garantito per secoli (!) la democrazia in mezza Europa, o lo fa in piena incoscienza o in cosciente malafede. L'inizio e la fine, l'alfa e l'omega sembra quasi che si parli di una palingenesi religiosa.
-Il sistema elettorale (qualunque esso sia) non sbarra la strada ai "corrotti". Questo credo che sia un dato banale
-Il maggioritario ha attecchito nella "giovinezza", in una giovinezza in cui si doveva ricostruire e non riformare, dei paesi anglosassoni e sarebbe difficile calcolarne gli effetti in un panorama politico sovrastrutturato come il nostro.
La possibilità di una aggregazione esiste ma io non la darei per scontata e soprattutto non la darei per scontata con l'uninominale secca.
-Lo strapotere dei partiti, la partitocrazia imperante (che è un vocabolo squallido come tutti i vocaboli che attribuiscono giudizi di valore universalmente) potrebbe non cambiare poi di molto; perderebbe di forza il partito globalmente considerato e ne acquisterebbe la segreteria.
-Il nostro sistema da' già la possibilità di votare le persone e non credo comunque che esista un solo italiano che possa esprimere un parere sullo "spirito" di un partito, un partito è sempre valutato sulla base delle persone che sono al suo interno, sulla base dei progetti che queste propongono, delle affermazioni che fanno, delle azioni che promuovono. L'unica pecca è che si ha ancora virtualmente la possibilità di votare un simbolo (e non un uomo) smarrendo così l'essenza del rapporto rappresentativo assieme alla cognizione del "posto" in cui è andato a finire il nostro voto.
La valutazione delle persone è comunque la chiave di volta nella valutazione della maggioritaria. Le persone rappresentano il punto di incontro tra tradizioni diverse o tra trincee attigue. Se Ayala, ad esempio, venisse presentato in un collegio uninominale avrebbe probabilmente la maggioranza dei voti essendo un candidato che riceve consensi in ogni compagine partitica e verrebbe eletto. Qui c'è in nuce il superamento dei partiti e l'approdo a qualcosa di nuovo.
Quello che spaventa i sostenitori del "no" è che alle prossime elezioni ci si ritrovi un parlamento in massima parte democristiano in cui le opposizioni siano ridotte al minimo, siano ridotte cioè a fare le opposizioni.
Vero. Vero se passa l'uminominale secca ma i partiti restano così come sono.
I referendari sperano invece in un parlamento radicalmente diverso da quelli visti negli ultimi 40 anni in cui finiscano persone Ho detto sperano perchè gli uomini ponte non è detto che esistano davvero (cioè in presenza rilevante) e che soddisfino l'elettorato italiano. Ci sono zone in cui i "ponti" sono impensabili e non mi riferisco soltanto alle ali estreme del nostro parlamento.Non credo che si sia creata ancora in Italia un'area ideologica abbastanza omogenea da favorire la "proliferazione" dei ponti.
Forse un sistema elettorale alla francese, in cui di fatto i partiti esistono ancora come partiti e non come aggregazioni pre-elettorali, faciliti una omogenizzazione delle forze rendendo nel contempo concreta anche la possibilità di voto etico. Ma ci sarebbe da discuterne.