In queste ultimissime settimane, il mio "sentimento politico" in materia referendaria è dominato da due sensazioni: un profondo senso di inutilità della convocazione alle urne (o, se preferite, dell'uso dello strumento referendario, squisitamente abrogativo, nel presente momento politico) ed una sincera invidia per chi ha le idee talmente chiare da poter discutere e tentare di convincere altri a favore del sì o del no.
La mia incertezza riguarda praticamente tutti i referendum, fatta eccezione forse solamente per quello sulla droga, per il quale, come dire, un sì non si nega a nessuno...
Restringendo il campo a due referendum soli, per quanto legga e rilegga con grande attenzione le tesi a favore o contro il referendum elettorale, non riesco ad aderire pienamente a nessuna delle due. In parte, mi convincono entrambe; in parte, l'intera faccenda mi pare capziosa, bizantina, mal posta, permeata di "wishful thinking" rispetto al futuro. Una scommessa, in entrambi i casi, sul "dopo". L'altro referendum su cui ho grandi perplessità (leggi: non mi sento di rimanere "indifferente" ed annullare senza colpo ferire) è quello sul finanziamento pubblico.
Se la politica non la paga lo Stato, chi la paga, Berlusconi? E se non la deve pagare lo Stato, che senso ha lasciare intatto il contributo elettorale? E chi mi dice che, "dopo", la legge verrà rifatta "come desidero io"?
Insomma, la mia sensazione è che, sia dicendo sì che no, io "cittadino" (e per me, per antica formazione familiare, "io cittadino" equivale pur sempre a "io Stato") continuo a delegare sulla fiducia la gestione del vuoto doporeferendario ad altri. Il bello è che questo vuoto lo associo a qualunque dei due esiti possibili (o sedici, se preferite).
Non ho proposte, non ho prospettive da offrire. Volevo solamente comunicare uno stato d'animo (e di pensiero) che ho la presunzione di ritenere:
a) abbastanza diffuso
b) assolutamente non qualunquista.
c) per adesso, completamente inattaccabile alle motivazioni che, con grande attenzione, leggo e ascolto dalle varie parti in causa.
Domenica s'avvicina, la Storia, mi dicono, anche.
Claudia