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Conferenza Referendum
Bertazzo Giorgio - 14 aprile 1993
Se il 18 Aprile
fossi chiamato solo ed unicamente a pronunciarmi circa il metodo con

cui eleggere una parte dei senatori sarei fortemente tentato di non fare

i 140 km necessari e restarmene a letto.

Dire alla gente che solo di questo si tratta non e' vero ne' ragionevole,

questo aspetto e' di fatto minoritario rispetto alle indicazioni che

i partiti (circa tutti) hanno detto di attendersi dal voto.

Visto che comunque ci sara' da mettere mano alle leggi, l'importanza

vera del voto e' nell'indicazione che si dovra' trarre dalla direzione

e dall'intensita' dei voti, poche palle.

Per il resto, tra i compiti del prossimo governo (questo ormai non ha

ne' l'intenzione, ne' i mezzi per governare) ci saranno, e lo diciamo

spesso, le famose privatizzazioni, ed il risanamento di tutta una serie

di enti.

Prendiamo ad esempio le Poste, con 55.000 dipendenti di troppo, pesanti

per il bilancio ed inutili ai fini della produttivita', ci sara' da far

loro qualcosa di tremendo, a questi 55.000, che si decida di licenziarli

o di metterli a fare un lavoro utile, per la prima volta in vita loro, e

se estendiamo a tutto il pubblico impiego sono milioni.

Se ci aspettiamo che un Vizzini vada a dire a quelle persone di cui ha

comprato il voto offrendo un lavoro inutile (la posta Milano per Milano

viene smistata a Palermo e lui fa il boom di voti PSDI, ci sara' un

nesso?) andando porta a porta dica loro che non c'e' trippa per gatti

stiamo freschi, certe decisioni le potra' prendere solo un governo

col culo parato almeno per tutta una legislatura.

Vinca il SI, ma non perche' siamo come la Francia, ma perche' siamo come

il Peru'.

 
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