Il sistema proporzionale è a mio avviso pericoloso perché tende comunque a cristallizzare le "appartenenze", garantendole e facendole, se possibile, crescere artificialmente. Vi sono partitini (i laici, per intendersi) che devono la loro sussistenza esclusivamente al sistema proporzionale e all'interesse della DC, per quaranta anni, a farli vivere o sopravvivere, perché non si dicesse che l'Italia era in mano ai clericali.
Il sistema uninominale è, insieme, più mobile, più rigoroso e più capace di assicurare la governabilità, evitando i giochi degli accordi postelettorali: in Inghilterra, o dove c'è l'uninominale, il governo sale in carica ventiquattro ore dopo le elezioni, in Italia ci vogliono mesi...Ma, sopratutto, il sistema si rivolge al cittadino in quanto tale: non gli impedisce di aggregarsi, di fare partiti, ecc., ma lo "costringe " ad accordarsi, elettoralmente, *
*prima* delle elezioni. In America, il Partito Democratico è una federazione di partiti, quelli del Sud, quelli dell'intellettualità newyorkese, quelli dei diritti civili e delle minoranze (anche della minoranza "mafiosa" italiana, potentissima e adulata da tutti, o di quella ebraica, ancor più potente...): insieme, formano la "machine" elettorale, che sceglie i candidati di governo. In nessun altro paese, del resto, vi sono potentissimi gruppi, partiti, lobbies, forme sociali e civili quanto in America...Ma il votante è il "cittadino", che fa una scelta di governo, e basta. E' ovvio che i candidati terranno ben conto di queste realtà che sono sullo sfondo...
Nello stesso tempo, i partiti in un sistema uninominale sono meno forti e "bloccati" ideologicamente, per un motivo semplicissimo: essi sono obbligati a selezionare i candidati tenendo molto conto delle loro qualità, piuttosto che della fedeltà al partito: devono "catturare" voti. In Italia, i quattro quindi dei deputati DC e PCI erano slavati funzionari di partito, messi in lista per fare ottenere loro la pensione dopo due legislature, pensione e privilegi che così non erano più a carico del partito. Questi deputati, una volta eletti, avevano l'ordine rigoroso di NON parlare, NON intervenire, se non per alzare la mano nel voto. E quelli stavano zitti. Il segretario del gruppo PCI, il famoso Pochetti, alzava o abbassava il pollice per indicare ai suoi come votare. Sgarbi NON mi è assolutamente simpatico, ma nessuna forza al mondo lo costringerebbe a violare le "sue" astuzie.
La scelta referendaria è "semplicistica", come scrive Vadilonga, appunto perché pone un quesito semplice. La semplificazione è un dato di necessità, visto che le complicazioni non fanno andare avanti e sono sempre "gestite" dagli apparati. In politica, come nella vita, si deve a volte scegliere, tra due o più indicazioni. E' inutile prendersela, dire che occorrerebbe scegliere tra "tanta" cose diverse...E appellarsi alla "democrazia dal basso" (ancora Vadilonga) è ridicolo, quando si devono consultare milioni di teste. La soluzione, in tal caso, sarebbe il ritorno alla cultura del villaggio (30000 abitanti al massimo, come Atene al culmine della dmocrazia dell'0agorà).
Io non credo, come dice Vito, che votando"sì" avremo un senato a "maggioranza riformatrtice e progressista". Avremo, semplicemente, un Senato senza i problemi (sopra ricordati) della proporzionale. E se il sistema sarà esteso anche alla Camera, avremo *sicuramente* la scomparsa di *questi* partiti, e il formarsi di altri partiti: tutti da inventare, tutti da far crescere, con un grande sforzo di partecipazione democratica. Il sistema proporzionale con sbarramento farebbe scomparire il partito dei pensionati, ma rafforzarebbe l'attuale burocrazia DC, PDS, leghista, ecc.
I grandi partiti votano "ufficialmente" sì solo perché hanno avuto paura di essere tagliati fuori dal movimentoi riformatore scatenatosi con Tangentopoli, l'insofferenza popolare, ecc. E' ovvio che, una volta svuotato il fronte del "no", ci siano stati profittatori che hanno pensato conveniente occupare questo spazio, per gestirsi il presumibile 20/30/40? per cento di "no".
Bella furbizia, ma che non toglie nulla alla realtà dei fatti.
Ovviamente, questa astuzia di piccole classi politiche non toglie nulla alla sincerità e alle preoccupazioni della gente che voterà "no". Di questa, occorre aver, prima e dopo il referendum, il massimo rispetto e considerazione politica.
Scusate la lunghezza...