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Conferenza Referendum
Zambardino Vittorio - 15 aprile 1993
Referendum: ricordi
C'è un solo referendum nel quale mi sono divertito: il primo. Era tutto "noi" contro "loro". E "noi",almeno nella percezione di quelli come me allora - comunisti e meridionali - eravamo gli sfavortissimi. I manifesti di quella campagna avevano portato alla luce del sole di tutto: foto di bambini, minacce al nostro orgoglio maschile: "Il divorzio è l'arma dei cornuti" dicevano i cattolici. Preistoria eh? ma questo era...

Ricordo il giorno dello scrutinio. A un certo punto, sulla soglia di una scuola seggio, saranno state le 15 di lunedì, incontro il segretario fascista della sezione di Fuoriborsa. Mi dà una pacca sulla spalla: "avete vinto, zambardi', non c'è partita, avete stravinto".

Non credevo alle mie orecchie. Dopo, furono danze e balli per le strade. Una festa indimenticabile.

* Il finanziamento pubblico.*

Allora era il 78. Ero dall'altra parte: votai no. Ma c'era questo schieramento enorme di partiti, avremmo dovuto schiacciarli e invece la mosca radicale ronzava dalla sua radio mal piazzata, nei suoi manifesti minoritari sui muri. Ronzava sui muri e a Napoli città vinse, se non ricordo male. Qualcosa del genere è successo in questi giorni: di solito quando uno schieramento è fortemente avvantaggiato ha tutto da perdere dallo scontro frontale in campagna.

* L'aborto * Fu il primo referendum subito. Non solo perchè lo vollero gli altri, gli abolizionisti, ma perchè per la prima volta, personalmente, mi posi dei seri, gravi problemi di coscienza. Non si poteva dare ragione a quelli li', quelli delle foto dei feti abortiti e fografati e spiaccicati sui muri perchè le budella si attorciglassero, in mezzo a loro c'era anche il cucchiaio d'oro fascista. Ma c'erano i problemi del "Chi decide". Però anche quegli aneliti di coscienza venivano subissati dalle mille arogomentazioni politiche: c'era uno schieramento da battere, il riflusso da fermare. Votai No all'abolizione, ma non mi piacque allora e oggi voterei sì.

* La responsabilità civile dei magistrati*

Qui i ricordi ronzano come in lontananza, si appoltigliano nel malessere politico degli anni in cui tutto era inganno, anche dentro se stessi. Nulla era chiaro. Il referendu seguì il caso Tortora, nel quale avevo cambiato radicalmente posizione, da colpevolista a innocentista. Cominciavamo a capire che verminaio fosse la procura di Napoli. Ero per astenermi, poi ci andai, votai per la responsabilità civile, ma non ne ebbi alcun piacere civile

* Il nucleare * Il più subito, quello dove la mente, finalmente laica e libera da ideologie e "sensi di appartenza", poteva misurarsi con il problema. Ma il referendum irrigidiva, rendeva ideologico, dogmatico, ciò che andava ragionato. Lobby che si scontravano. Non sono ambientalista, se ambientalismo è religione, cecità, ma sono ambientalista come scelta razionale. Votai contro il nucleare, ma ancora una volta, quel mondo non mi apparteneva.

* La caccia*

Per la prima volta convinto. non per gli uccelli, ma per l'aria di civiltà di quel referendum, per l'arroganza dei cacciatori, forse perchè ricordo il giorno in cui, ad ogni primavera, sulla mia casa vicino al mare passavano le ondate di rondini dirette in africa. Erano decine di migliaia di ali nere, e i cacciatori si mettevano sulle barche, bevevano il rosso e ridevano, sparavano nel mucchio. Vinceva la gara chi presentava più ali spezzate (le rondini non si mangiano). Ma hanno vinto loro.

* La preferenza unica *

Cosa dire? Eravamo tanti, eravamo convinti. Sarebbe stato strano non starci. Come vaccinarsi contro la poliomielite.

* Oggi, il senato, la droga, gli altri *

Non parlo degli altri, non li sento,. Sulla droga sono convinmto con la morte nel cuore: di certo ridurrà il danno (se vincerà) ma questa piaga aperta aperta resta e i miei figli potranno incapparci ad ogni passo.

Il maggioritario proporzionale: ho detto tante cose, non voglio aggiungere. Non sono convintissimo: vorrei veder sparire i partiti, tutti. Vorrei spazzar via questa classe politica a cominciare dai Garavini e dalle Chiare Ingrao, per finire a Andreotti. Vorrei, vorrei, ma vado a dare, come sempre, solo un segnale in bottiglia, solo un freghino su un pezzo di carta, quando vorrei gridare le mie idee. Non so se sbaglio, non so se faccio bene, ma se faccio bene rifarò in cabina il gesto del 12 maggio '74: piegai il braccio a ombrello tre volte: una per fanfani, una per almirante, una per il papa. Domani una volta: "Non voglio morire partitocratico", non voglio che i miei figli si sentano dire, come a me è capitato tanti anni fa da uno che doveva darmi un lavoro: "Lei che copertura politica ha?". Il mio braccio si piegherà per lui.

 
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