Corrisponde ad una mia convinzione il fatto che questo sistema dei partiti, la partitocrazia, senza alternanza - ed in particolare la tradizionale roccaforte conservatrice costituita dal Senato - sia stato reso possibile e favorito in questi 40anni dal sistema elettorale proporzionale.La vittoria del No non cambierà il sistema elettorale, rallenterà ed impedirà le riforme, non consentirà una migliore "governabilità" (brutta parola, ma non si può fare a meno di usarla); in altre parole non cambierà niente, anzi renderà più difficile un reale cambiamento.
La vittoria del Si tanto per cominciare cambierà il sistema elettorale del Senato in un sistema nel quale nessuno degli attuali partiti potrà presentarsi per la semplice ragione che nessuno - e tutti i sondaggi lo confermano - presentandosi da solo, come partito attuale, potrebbe pensare di vincere le elezioni. Il sistema elettorale maggioritario obbliga, quindi, alla creazione di nuovi grandi schieramenti, di coalizioni, di liste contrapposte ed alternative che si presentino solo se possono aspirare a conquistare, in ciascun collegio, la maggioranza dei voti.
Pare evidente, allora, che quelle forze comunemente definite progressiste o riformatrici o di sinistra ecc, dovrebbero presentari insieme per aspirare a vincere le elezioni. Il maggioritario offre quindi a questo schieramento quella possibilità di vincere che non è stata possibile con il proporzionale. Ed io sono convinto che vincerebbe, perché l'esperienza di questi anni e le vicende attuali hanno dimostrato il fallimento e la perdita di credibilità dei vecchi partiti e delle vecchie forze.
Infine, una considerazione sul doppio turno, che mi trova fortemente contrario per questa ragione: i partiti potrebbero continuare tutti a presentersi al primo turno, nel tentativo di conquistare una percentuale di voti, per trattare al ballottaggio; non sarebbero quindi ottenuti gli effetti di semplificazione e trasparenza che garantisce il maggioritario ad un turno.