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Conferenza Referendum
Quattrocchi Alessandra - 21 aprile 1993
Ladri di verità, stampa di regime.

Dunque siamo riusciti a far vincere le forze del rinnovamento. Uso la prima persona plurale in omaggio a Mario Segni, che dice che la vittoria è tutta dei cittadini italiani; quindi, volente o nolente, la vittoria è anche mia.

Ma questo non è un testo sui risultati referendari o sulle prospettive liete o meno delle prossime riforme elettorali "secondo me". E' un testo sull'informazione così come l'ho vissuta, quella televisiva perché lavoro al Centro d'Ascolto, quella della stampa attraverso la lettura di Manifesto, Repubblica e Giornale oltre a qualcos'altro a seconda dei giorni (siamo una famiglia di larghe vedute) in questo periodo.

Prima osservazione ovvia: in televisione il referendum elettorale stravince su tutti gli altri, ed è a mio parere anche giusto. Segue il referendum sulla Jervolino Vassalli, di cui si è parlato moltissimo. Persi nella polvere a svariate miglia di distanza gli altri sei.

Repubblica di ieri 19 aprile, testualmente: "A Rifondazione Comunista e al Comitato del No nessuno si sogna di fare autocritica. Anzi. Quando si tratta di indicare il colpevole per un risultato tanto inferiore alle speranze, c'è un unica risposta. Prontissima. La colpa è tutta di stampa e Tv. Di stampa e Tv che hanno fatto una propaganda "grossolana e unilaterale" per il sì". Articolo di Roberta Visco, pag. 6.

Io non entro nel merito, lo ripeto, delle autocritiche che il comitato del Non dovrebbe o meno fare, nè insinuo che il risultato referendario sia tutta colpa - o merito - della propaganda stampa e tv, tanto più che penso che gli italiani votino con la loro testa, SO che i giornali vengono letti da una piccola percentuale della popolazione, SUPPONGO che chi ascolta la tv lo faccia con mezzo orecchio e ci creda poco.

Invece vorrei entrare nel merito della "propaganda grossolana e unilaterale", che con buona pace di Roberta Visco sul referendum elettorale è stata veramente grossolana. Pazienza per l'unilaterale... l'80% dei votanti ha votato sì, possiamo dunque immaginare che l'80% dei mezzi di informazione fosse a sua volta per il sì. Nè si può sempre pretendere imparzialità (neppure nelle spiegazioni).

Essere grossolani però è un altro conto.

Domenica 18 aprile, Rai1: Enzo Biagi conduce "Tocca a noi". Ospiti in studio Giuliano Amato, Luigi Abete, Mino Martinazzoli. Nientepopodimeno. Cosa dicono, a urne aperte, uno dei giornalisti più accreditati d'Italia, il presidente del consiglio, il presidente della confindustria e il segretario del partito di (finora) maggioranza relativa? Danno indicazioni di voto. (Per il sì al maggioritario, naturalmente, ma questo è ininfluente). Si permettono in barba alla legge e alle regole istituzionali di fare campagna elettorale. Dal pulpito della rete pubblica più seguita. (C'è da non credersi. Chi si è indignato oltre a Garavini, che ha scritto a Scalfaro? E oltre a me e ad alcuni personaggi di altrettanto poco spicco).

Martedì 19 aprile, Tg1 delle ore 20.00. Conduce Paolo Frajese. (tralasciamo per amor di pietà il servizio con inviata a Monterone, "il comune più piccolo d'Italia", provincia di Como, ove la notizia è che ci sono solo 27 aventi diritto al voto, solo 23 che hanno votato e "ci sono state molte discussioni": seguono interviste a signori in abiti campagnoli, verosimilmente montenerini. A carico loro? No! A carico NOSTRO!).

Frajese annuncia con aria grave che ora siamo l'unico paese CEE che non ha un dicastero dedicato all'agricoltura, e che a Bruxelles sono molto preoccupati. Segue servizio del corrispondente a Bruxelles Forese, che spiega i gravi problemi che l'Italia avrà SENZA un dicastero CON portafoglio dedicato all'agricoltura. Mi piace pensare che l'italiano medio che segue il TG1 ascolti Frajese con una lieta inclinazione al riso. Ove fosse orientato ad esser serio, però, potrebbe anche dirsi "O bella, e che non ce lo sapevate da prima? Potevate mica dircelo PRIMA, neh?"

Nell'ultima settimana di campagna referendaria va molto di moda l'Incubo. L'Incubo è la prospettiva del dopo referendum se vince il No. Lo trovo su un giornaletto universitario che sembra fatto un po' di retini, un po' di pidiessini, un po' di cattolici popolari, dove un giovane di cui non ricordo il nome descrive un panorama apocalittico e termina con il risveglio nelle braccia della ragazza che gli dice "ma no, il 18 aprile è oggi".

L'idea però non è nuova. Per la precisione l'ha già sfruttata Giampaolo Pansa ne l'Espresso n. 13, 4 aprile 1993; un gustoso articolo in cui Benvenuto viene cacciato dalla sede del PSI da Craxi e Pillitteri, perché "ora che il No ha vinto siamo liberi". Mah.

Il numero successivo dell'Espresso ha una meravigliosa copertina: signorina bruna, fotografata dalla testa alle coscie con occhi chiusi, aria sognante e corpo flessuosamente ondeggiante, attorno ai fianchi una specie di velo bianco, i capezzoli (ma non i seni) coperti dalle braccia con le mani strette al cuore in atteggiamento anelante. Casta seppur seminuda, perchè rappresenta l'Italia: in testa ha una fascia tricolore che le trattiene i capelli crespi, una specie di velo azzurro dorato le passa tra le gambe (sexy!) e si allarga a ventaglio sul volto. Il Titolone sparato a fondo pagina è "Diciamoci SI'". Sottile.

Beh, L'Espresso fa schifo, già lo sapevamo, e il suo gemello Panorama altrettanto. Ma cosa ci resta? In un messaggio precedente ho scritto "evviva il manifesto". Non perché sia più imparziale; è un giornale faziosissimo. Però sopra il titolo c'è scritto "quotidiano comunista". Almeno non si dà una patente di giornalismo all'inglese.

Potrei continuare a LUNGO a raccontare il bestiario dell'informazione di questi giorni, ivi comprese le insensate, lunghissime dirette televisive Rai cariche di ospiti (l'unica cosa RILEVANTE l'ho sentita dire al condirettore del Giornale Federico Orlando, che intervistato per l'ennesima volta della giornata (da Tg2 pegaso speciale referendum, ore 23.30!) ha esordito significando la sua comprensione nei confronti dei telespettatori costretti da quasi dieci ore a sorbirsi un mare di chiacchiere: "potremmo parlare un po' meno"). Montanelli, Ezio Mauro, Paolo Mieli sono stati intervistati circa 4 volte a testa perché esprimessero opinioni sul futuro governo "secondo loro". Mauro e Mieli hanno candidato Segni. Onore a Montanelli che ha esordito ricordando che fino a prova contraria la designazione del presidente del consiglio spetta al presidente della repubblica.

Che girotondo immondo, tutti schierati a rassicurarsi che ora che è cambiato il sistema elettorale può cambiare il paese. A me poco interessa quanto siano cretini o grossolani i giornalisti della stampa e della televisione. Me lo aspetto. Mi aspetto anche l'idiozia dei politici, ma non lo sconfinamento del giornalismo in politica. Quando Bassanini dice a Paolo Mieli (sempre a Tg2 Pegaso) che l'ipotesi di riforma elettorale che gli ha sentito fare "in un precedente collegamento" gli sembra molto interessante e lo prega di chiarirla meglio, quasi quasi mi aspetto di vedere Paolo Mieli invitato in Commissione Riforme Istituzionali a dare il suo parere di Cultore della Materia. Perché no? E' un esperto. Ha l'unica pecca di non rappresentare altri che se stesso, ma è un difetto comune a molti parlamentari.

 
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