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Donne in pensione a 65 anni nel 2012 con un solo scalone

• da Il Messaggero del 10 giugno 2010

di Luciano Costantini

 

E’ certo: l’Unione Europea vuole l’equiparazione dell’età pensionabile dei dipendenti statali a 65 anni per uomini e donne. E’ ugualmente certo che non concederà dilazione o deroghe. E’ altrettanto certo che il governo affronterà (e chiuderà) oggi la questione in Consiglio dei ministri. E’,  infine, praticamente certo che l’operazione di allineamento avverrà in un momento unico, all’inizio del 2012. Per tutte le dipendenti statali. Giovani e meno giovani. E comporterà risparmi per 1,45 miliardi. E’ definitivamente tramontata l’ipotesi di fissare uno "scalino" intermedio al 2011 con "uscita" a 63 anni. «Valuteremo domani», si è limitato a dire, ieri, il ministro, Maurizio Sacconi, lasciando un minimo di suspense. «La Commissione europea ci ha solo detto - ha aggiunto il titolare del Welfare che quello del primo gennaio 2012 è un termine massimo». In effetti, l’ipotesi di un innalzamento graduale dell’età era sembrata, subito dopo l’ultimatum di Bruxelles, quella più facilmente percorribile. Perché, in apparenza, più socialmente sostenibile. Ma alla luce di approfondimenti tecnici l’esecutivo ha ritenuto di far scattare la riforma per tutti con un’unica scadenza. Quella, appunto, del 2012. Perché lo scalino intermedio avrebbe penalizzato le dipendenti statali che nel 2011 vanteranno 61 anni di età. Più precisamente, le donne nate nel 1950. Avrebbero, infatti, dovuto aspettare il compimento del sessantatreesimo anno. Cioè la scadenza
intermedia. Nella speranza, oltre tutto, di non incorrere nella tagliola di una lontana "finestra" d’uscita. Il governo per rendere meno penalizzante l’allungamento dell’età, starebbe lavorando insieme ai sindacati per ripristinare, dal 2012, una seconda "finestra" riducendo i tempi di attesa. «In realtà - ha spiegato il vice presidente della Commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola - la scelta di un micro scalone da 61 a 65 anni il 1 gennaio 2012 ha effetti meno drastici in quanto le donne che maturano nel corso del 2011 i requisiti previsti (61 anni di età e 21 di anzianità contributiva) potranno andare in quiescenza. Se invece fossero previsti due scaglioni di due anni ciascuno (63 anni il primo gennaio 2011 e 65 il primo gennaio 2012) nessuna lavoratrice potrebbe uscire dal tunnel sino a conclusione dei periodo». Favorevole all’innalzamento dell’età femminile nel pubblico impiego Emma Bonino: «Ho provato anche quando ero ministro a sciogliere questo nodo che era tra l’altro contemplato nell’infrazione che la Ue ci ha aperto da molto tempo. Fa sorridere chi oggi parla di diktat dell’Europa. Non c’è alcun diktat». Critico l’ex ministro, Cesare Damiano (pd): «Sacconi ci ripensi, lo scalone da 60 a 65 anni è inaccettabile». Ha garantito comunque, Sacconi, che resterà invariata la differenza di età tra uomini e donne nel privato. Sul possibile allungamento dei periodi di contribuzione figurativa per le donne, il ministro ha precisato che è un «problema rilevante» al quale il governo presta attenzione: «Noi vogliamo consentire quanto più la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di non lavoro, consapevoli che la condizione più difficile è quasi sempre quella della donna». Il pacchetto pensioni comunque sarà uno se non il principale oggetto’ di discussione nel Consiglio dei ministri di oggi. E l’innalzamento dell’età, delle dipendenti statali dovrebbe essere varato attraverso un emendamento alla manovra. Così come potrebbero rientrare nella serie di emendamenti proposti dalla -maggioranza (i finiani in particolare) anche la cedolare secca sugli affitti e la salvaguardia dei lavoratori della scuola dal blocco dei contratti del pubblico impiego. Per i lavoratori della scuola, infatti, si prospetta un doppio blocco, quello dei contratti e quello delle progressioni automatiche.


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