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RU486/Manfredi: i radicali precisano ... e mettono le mani avanti!

10 giugno 2010

Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani).

 
Per un mero errore di battitura, nel comunicato diffuso ieri abbiamo scritto “che gli ospedali di Savigliano e Cuneo (ASL CN1) si sono riforniti del farmaco RU486”. L’informazione corretta è che abbiamo saputo da fonte autorevole che gli ospedali di Savigliano e Mondovì (non Cuneo) hanno nei magazzini la RU486. Naturalmente, la domanda che segue è scontata: per le donne cuneesi è già possibile recarsi a Savigliano e/o a Mondovì per accedere all’aborto farmacologico? E quale è invece la situazione all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, il più grande della provincia?
 
Approfitto dello spazio per mettere le mani avanti, poiché sento nell’aria alcune vocine che dicono “Non abbiamo fatto nulla perchè non c’è richiesta” oppure “Ci sono regioni che hanno fatto meno di noi”.
 
A queste voci dal sen fuggite ricordo che, innanzitutto, l’obbligo per le regioni e gli ospedali di attrezzarsi in materia, seguendo l’evoluzione della scienza medica, è previsto dalla stessa legge 194 (entrata in vigore il 6 giugno 1978, 32 anni fa), che all’art. 15 così recita: “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie ... sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative ... alle tecniche per l'interruzione della gravidanza”. Forse la legge non è stata attuata ma rimane sempre in vigore.
 
Inoltre, lavarsene le mani dicendo “non c’è richiesta” è sia ipocrita che sbagliato: se almeno un ospedale in ogni provincia piemontese si attrezzasse per fornire quello che la legge gli impone di fornire e se i media informassero i cittadini e le cittadine di questa possibilità, la richiesta arriverebbe eccome. E non è corretto giocare a scaricabarile con altri colleghi “... tanto c’è l’Ospedale S. Anna di Torino che lo fa ...”.
 
Rispetto alle altre vocine provenienti dall’Assessorato regionale alla Sanità che sussurrano “ci sono regioni che stanno peggio” mi pare che la sanità piemontese debba puntare a raggiungere risultati di eccellenza in tutti i campi, debba guardare alle esperienze più avanzate a livello europeo (dove, ricordiamolo, la RU486 è un farmaco utilizzato normalmente e senza gravi complicazioni da vent’anni) e non debba, magari, farsi bella paragonandosi a regioni come la Basilicata, dove il 90% del personale dei reparti di ginecologia e ostetricia è obiettore di coscienza e dove oltre la metà delle donne è costretta ad andare ad abortire fuori regione.
 
Abbiamo chiesto con lettera raccomandata alle ASR e chiediamo da tempo all’Assessore regionale alla Sanità un cronoprogramma preciso: entro quanto la RU486 sarà disponibile in almeno un ospedale per provincia?
 
 
Il Protocollo dell’Ospedale S. Anna di Torino sull’interruzione farmacologica di gravidanza
 

RU486: UNA VITTORIA RADICALE   http://www.webalice.it/carlamarchisio/RU486.pdf



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