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Intercettazioni, si del Senato

• da Terra del 11 giugno 2010

di Augusto Romano

 

Il bavaglio è quasi legge. Il Senato ha approvato la fiducia sul Ddl intercettazioni: 164 sì, 25 no il risultato finale. Pdl e Lega hanno votato compatti. Gasparri addirittura «con orgoglio». Il Pd, il Movimento per le autonomie e i sette senatori a vita non hanno partecipato al voto. Idv e Radicali hanno votato contro. Ora il Ddl torna alla Camera per la terza lettura e il finiano Granata avverte: servono modifiche sui reati di mafia. Giornata movimentata dentro e fuori il Senato. I dipietristi hanno occupato l’Aula di Palazzo Madama e sono stati portati fuori di peso uno a uno dai commessi. In tribuna stampa alcuni giornalisti, cameramen e fotografi sono stati accompagnati fuori perché imbavagliati.
Fuori il popolo Viola a manifestare e organizzare la veglia notturna per la democrazia. E sit-in dei Verdi in piazza Montecitorio. Il presidente del Sole che ride Bonelli, megafono in mano, organizza la "nuova resistenza" contro il tentativo di limitare la libertà d’informazione. «Ciclostileranno e metteranno nelle cassette dei cittadini tutte quelle conversazioni che non potranno più essere pubblicati dai giornali. Le delinquenziali parole di coloro che ridevano la notte del terremoto dell’Aquila non avrebbero potute essere effettuate, pubblicate e conosciute dai cittadini. In un periodo in cui dilaga la corruzione si mettono le manette reali alle forze dell’ordine e ai magistrati impedendogli di svolgere le indagini, e impedendo ai cittadini di essere informati». Un durissimo Di Pietro, andato a dar man forte ai suoi senatori, ricorre alle metafore evangeliche per attaccare il Pd («Fare come Ponzio Pilato è peggio di essere Erode in questa fase») e invita il capo dello Stato a non firmare la legge. «Denunciamo questo stato di illegalità permanente in Parlamento. Neppure ai tempi di Mussolini si era verificato un comportamento del genere. Ancora una volta invece di affrontare i problemi questa maggioranza e questo governo, con il suo presidente del Consiglio, preferiscono ricorrere a un atto di forza per rimuovere i problemi. Questo governo e questa maggioranza "appecoronata" al governo devono andare a casa. Per risolvere i problemi di questo Paese serve una nuova resistenza e ci rammarichiamo di essere stati lasciati soli nella protesta. Io spero che il Capo dello Stato faccia sentire la sua voce, altrimenti ci rivolgeremo ai cittadini, che facciano sentire loro la loro voce, forte». Altro referendum dell’Idv dunque, altra polemica col Pd. Anna Finocchiaro: «La Corte costituzionale, in questi casi arriva prima. Questo testo sulle intercettazioni è pieno di errori, di elementi di irragionevolezza, e ha profili di incostituzionalità molto seri». Tradotto: no del Pd alla consultazione popolare, ritenuta rischiosa e inutile. Art. 21 invita a listare a lutto tutti i giornali, i siti e i blog, e chiede a radio e tv di mandare in onda un minuto di silenzio. L’Fnsi annuncia battaglia e fissa per il 9 luglio il "giorno di silenzio" della stampa.


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