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Giallo su 600mila euro: Di Pietro portato in tribunale da una donna

• da Il Giornale del 24 giugno 2010

di Gian Marco Chiocci, Paolo Bracalini

 

Ci risiamo. Un’altra inchiesta sull’Italia dei valori, stavolta al Tribunale civile di Milano, ma sempre sulla stessa questione: il mancato versamento dei rimborsi elettorali, promessi ma mai visti. Qui il solito giallo, già al vaglio della Procura di Roma, si tinge di rosa. Perché la causa civile è stata promossa dall’ex responsabile del Dipartimento Pari opportunità dell’Idv, Wanda Montanelli, che per ottenere il riconoscimento del (presunto) torto subìto si è anche resa protagonista, qualche tempo fa, di un pannelliano sciopero della fame. L’udienza dal giudice milanese Paola Gandolfi ci sarà tra pochi giorni, il 30 giugno, e sono chiamati a comparire i legali della Montanelli e quelli dell’Idv, guidati dallo storico avvocato di Tonino, Sergio Scicchitano. Il nocciolo della causa sta in un capitolo di spesa indicato nei bilanci dal 2000 al 2006 dell’Idv, da cui risulta che il partito ha versato in più riprese 600mila euro «per la promozione della partecipazione delle donne alla politica». Fondi che in linea di principio spettavano al Dipartimento guidato dalla Montanelli. Solo in linea di principio, però: «Né io, né alcuna delle responsabili regionali e provinciali del Dipartimento ha mai avuto informazione di come siano stati spesi questi soldi», spiega la Montanelli.
«L’unica spesa sostenuta in quegli anni dal Dipartimento che io dirigevo è stata l’organizzazione della prima Festa Nazionale dei Valori, a Roma. Una manifestazione che però costò appena 20mila euro, era articolata su 5 giornate e di queste solo l’ultima era dedicata alle donne. Quindi un investimento di circa 4mila euro, a fronte degli oltre 600 mila dichiarati in bilancio relative ai rimborsi elettorali per le donne». Insomma la domanda è sempre quella: come sono stati spesi quei fondi, destinati alla Consulta femminile del partito, ma mai visti dai vertici di quello stesso organismo? In più, la Montanelli solleva l’ipotesi di una discriminazione di genere, oltre che contabile, ai danni delle quote rosa. Un altro elemento su cui dovrà pronunciarsi il giudice del Tribunale di Milano.
L’aspetto interessante sta poi nella difesa dei legali Idv, cioè nelle eccezioni preliminari portate dagli avvocati del partito per respingere l’istanza delle ex donne dell’Idv. «I legali del partito sostengono esattamente il contrario di quanto sostenuto nella causa di Elio Veltri spiega la Montanelli -. Cioè, avendo noi chiamato in causa Antonio Di Pietro come responsabile del partito Italia dei Valori, loro hanno eccepito che avremmo dovuto chiamare in giudizio la piccola associazione, che è cosa ben diversa. Quindi, mentre nella causa di Veltri affermano che Idv e associazione sono la stessa identica cosa, con noi affermano che si tratta di cose ben distinte, ovviamente con lo scopo di invalidare la nostra istanza per vizio procedurale. E tutto agli atti, basta recarsi in tribunale e verificare».
I legali di Di Pietro hanno eccepito anche che il Tribunale non è competente a esaminare direttamente i bilanci dei partiti. Anche su questo punto, l’exdipietrista in rosa ha qualcosa da dire: «I bilanci dei partiti sono in effetti soggetti solo al controllo del collegio dei revisori presso la Presidenza della Camera dei Deputati. Ovviamente, la prima cosa che abbiamo fatto, noi donne Idv, è stata presentare istanza a quell’organo che però, per forza di cose, si è potuto solo limitare ad "ammonire" genericamente l’Ido, raccomandando al partito di destinare alle donne la quota di rimborsi elettorali loro spettanti. Però il collegio non può entrare nel merito del come e del quando tali somme siano state spese. Può solo verificare se la voce compaia o meno a bilancio. E nel bilancio le somme destinate alle donne ci sono. L’aspetto surreale è che non si può richiedere la produzione di ricevute o documenti riguardanti l’effettivo impiego di quei fondi. Nessuno può farlo, neppure la Corte dei Conti! L’unica cosa accertabile è se il bilancio sia stato redatto in modo regolare, ma sull’effettivo utilizzo dei fondi vale la buonafede dei partiti. Per questo, non possiamo chiedere al Tribunale di esaminare direttamente i bilanci Idv, ma chiediamo almeno di appurare l’avvenuta discriminazione femminile e in seguito a questo formulare una sentenza per danno esistenziale».


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