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Int. a R. Torfs - "Oltre ogni misura, ma la Curia paga decenni di silenzi"

• da Corriere della Sera del 28 giugno 2010

di Luigi Offeddu

 

«I delitti vanno puniti, certo. Tutti. Anche se commessi da preti: lo dice l’articolo 19 della Costituzione belga, e va rispettato. Ma va rispettato anche l’articolo 21: quello che vieta allo Stato di interferire con la libertà di organizzazione dei gruppi religiosi». Rik Torfs, 54 anni, docente di diritto canonico all’Università cattolica di Lovanio ed esponente del partito cristiano-democratico fiammingo, ha davanti agli occhi il testo di cui parla: articolo 19, «la libertà dei culti, del loro esercizio e della loro manifestazione sono garantite, fatta salva la repressione dei delitti commessi nel loro esercizio»; e articolo 21, «lo Stato non ha diritto di intervenire nelle nomine dei ministri religiosi, nella loro corrispondenza con i superiori...».

Dunque le perquisizioni di questi giorni avrebbero violato la Costituzione belga?
«Diciamo che è appropriato citare l’articolo 21. E notare che nell’arcivescovado o nella cattedrale vi è stata un’azione smisurata, sproporzionata. Era davvero necessaria? Puoi prendere un dossier, certo, ma perché tutto l’archivio?».

Forse perché i giudici temono che i vescovi continuino a tacere, nelle indagini sui casi di pedofilia, come avrebbero fatto negli ultimi decenni...
Sì, bisogna riconoscere che contro quei reati, negli anni ‘8o, ‘90 e nei primi anni di quest’ultimo decennio, i nostri vescovi non hanno fatto nulla».

Anche quando c’era chi parlava apertamente?
«Magari ricevevano la persona venuta a denunciare, ma poi cercavano di risolvere tutto informalmente. Di questa loro attitudine ho fatto esperienza anch’io. Ecco perché certi dossier si sono prolungati fino a oggi, irrisolti».

E questo non giustifica l’azione dei giudici?
«No. Serve una proporzionalità, che è mancata. E, ripeto ancora, bisogna rispettare la Costituzione. Tutto quel dispositivo enorme! Come se la Chiesa fosse un’organizzazione criminale, la mafia albanese...» .

C’è un risvolto politico in questi fatti?
«Mettiamola così: c’è, o può esserci, uno spirito di rivalsa contro quella Chiesa un tempo così potente nel Belgio. Rivalsa contro il suo dominio, oggi molto indebolito».

Non è l’Olanda, il paese più secolarizzato?

«No. In Belgio la secolarizzazione marcia molto più rapida che in Olanda, o in Francia, o in Italia. Da molto la Chiesa attraversa una sorta di lenta evaporazione, più devastante di una caduta rapida. Forse anche con quest’ultima vicenda sta pagando il prezzo della sua potenza di un tempo».

E questo è necessariamente un male?

«E’ normale che la nostra Chiesa paghi un prezzo. Per lei può anche essere, chissà, un atto di purificazione. Ma dico anche che il ministro della giustizia dovrà avere da domani molta fiducia nei suoi magistrati, e augurarsi con tutto il cuore che le indagini dimostrino la reale necessità di tutto quello spiegamento di forze: perché altrimenti bisognerà tornare alla Costituzione, e a quel suo articolo 21».


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