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Brancher, il Bostik dell'opposizione

• da L'Opinione delle Libertà del 1 luglio 2010

di Francesco Blasilli

 

Tutte queste critiche al neo ministro Aldo Brancher, appaiono francamente incomprensibili. Fossimo dirigenti dei Pd o dell'Idv, anzi, lo riempiremmo di doni. Anzi, manderemmo a Papa Ratzinger una lettera con una richiesta di beatificazione, e subito dopo, di santificazione. Santo Brancher da Palazzo Chigi. E già, perché Brancher è riuscito in quello che può considerarsi un vero e proprio miracolo: l'unificazione dell'opposizione. Come la potentissima colla Bostik ha rimesso insieme i pezzi di un centrosinistra che proprio non voleva saperne di andare tutto nella stessa direzione. Grazie a lui, invece, l'opposizione sembra davvero un'opposizione. Per la prima volta da quando Berlusconi è al governo. "Brancher si deve dimettere", grida Bersani. "Farò un'interrogazione al giorno finché non saranno chiarite le deleghe", gli fa eco il compagno di partito Ceccanti, mentre il dipietrista Pedica vuole "accompagnarlo in Consiglio dei Ministri". E addirittura, anche i Radicali, stanno con la sinistra: per la Bonino, il caso Brancher "è la prova che la maggioranza scricchiola da tutte le parti". Sotto allora con la sfiducia in Senato, quella alla Camera e pure quella online, perché Brancher deve andare a casa. Chissà se adesso la sinistra inventerà anche un bel sondaggio televisivo: premete il tasto uno del telecomando per far dimettere il ministro, il tasto due per lasciarlo al suo posto, il tasto tre per eliminarlo fisicamente. E pensare che il povero Brancher non ha "incollato" solo l'opposizione, ma ha messo dallo stesso lato del fiume la Lega e la sinistra. Secondo Bossi, infatti, "è stato fatto un errore nell'affidare le deleghe". Roba da incollarlo alla poltrona. Con il Bostik.


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