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Un tranquillo week end di paura adesso i morti sono trentadue

• da L'Opinione delle Libertŗ del 1 luglio 2010

di Dimitri Buffa

 

I1 28 giugno Marcello M., detenuto comune di 37 anni, si è tolto la vita nella casa circondariale di Giarre (Catania). L'uomo è stato trovato impiccato con un cappio al collo alle sbarre della finestra del bagno della cella. Due giorni fa nella camera di sicurezza della questura di Agrigento si era impiccato un giovane marocchino Y.A., di 22 anni, arrestato per rissa. Dall'inizio dell'anno i suicidi certi in Italia sono 32 (3 casi sono dubbi), mentre altri 60 sono morti per malattia o per "cause da accertare". il totale dei detenuti morti nel 2010 sale a 96. Negli ultimi 10 anni i suicidi avvenuti nelle carceri italiane sono stati 589, mentre 1.694 è il numero dei detenuti morti. Su queste statistiche, se non trattassero cose tristi e macabre, ci sarebbe persino da sorridere per come la burocrazia dei ministero di via Arenula e il Dap si arrampicano sugli specchi. Sapete perché tre casi di suicidio sarebbero dubbi? Perché chi si è tolto la vita in carcere in realtà è poi deceduto in ambulanza o in ospedale, non nella cella, e questo basta a lavare la coscienza dei burocrati. E proprio ieri la cronaca registrava due fatti molto significativi di quell'universo che solo i Radicali italiani, Pannella e la Bernardini, ma anche il sociologo Luigi Manconi, conoscono molto bene: da una parte una mezza rivolta delle guardie di custodia di Avezzano e dall'altra un parere molto negativo dei comitato di bioetica sui penitenziari italiani. Cosa accomuna i due eventi? Sia la protesta sia il giudizio negativo sono dovuti all'eccessivo sovraffollamento. Che, per colpa della feroce demagogia dell'Italia dei Valori e della Lega Nord, quest'anno non sarà affrontato con alcun provvedimento svuota carceri lasciando la situazione estiva sostanzialmente alla misericordia divina. Se esiste. Gli agenti di custodia di Avezzano chiedono la riapertura del proprio istituto. L'azione di protesta è motivata "dall'atteggiamento dilatorio dell'amministrazione penitenziaria che, rispetto alla data di riapertura dell'istituto avezzanese - si legge in una nota - non da certezze al quel personale che da quattro anni, con enormi sacrifici personali, è costretto a percorrere centinaia di chilometri al giorno a proprie spese". "Lo stato di agitazione e l'astensione della mensa di servizio proseguirà ad oltranza fino a quando l'amministrazione non darà certezze sulla data di riapertura della casa circondariale di Avezzano." Nella seduta del 25 giugno, infine, il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha approvato il parere dal titolo "Il suicidio in carcere Orientamenti bioetici", nato da un gruppo di lavoro coordinato dalla professoressa Grazia Zuffa. II responso all'osso è questo: "Il Cnb ritiene che l'alto tasso di suicidi della popolazione carceraria, di gran lunga superiore a quello della popolazione generale, sia un problema di considerevole rilevanza etica e sociale, aggravato dalle presenti condizioni di marcato sovraffollamento degli istituti e di elevato ricorso alla incarcerazione". Qualcuno adesso glielo spieghi anche a Bossi e a Di Pietro.


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