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int. a Dilma Roussef - Il Brasile si regge sulle donne Così vorrei il dopo Lula

• da Gli Altri del 2 luglio 2010

di Fernando Gualdoni

 

Dilma Rousseff si trova di fronte alla sfida più importante della sua vita: diventare la prima, donna a capo del Brasile. E, la delfina del presidente Lula da Silva, che non ha mai dubitato del fatto che lei debba succedergli nell'incarico nonostante l'attuale ministra della Casa Civil, (un organo della Presidenza che verifica e coordina gli atti amministrativi del governo) non sia mai stata candidata per un incarico pubblico. Lula non ha avuto titubanze nemmeno quando ci fu una levata di scudi all'interno del Partidode los Trabajadores (Pt) contro la candidatura di Rousseff che non viene annoverata tra, i baroni della dirigenza e nemmeno quando dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico, lo scorso anno, per farsi togliere un tumore alle vie linfatiche. Vanta, Rousseff, un passato di militanza, attiva e di lotta contro la dittatura in Brasile tra il 1964 e il 1985. La candidata, del Pt era impegnata direttamente nella lotta armata, contro i militari finché, nel 1970, venne arrestata e incarcerata per tre anni, dove subì continue torture. Era conosciuta come la Giovanna D'Arco del movimento guerrigliero Vanguardia Armada Revolucionaria Palmares, uno dei più importanti dell'epoca. Alla fine degli anni Settanta sposò un altro membro della guerriglia, Carlos Franklin Paixao de Araùjo, dal quale ebbe la sua unica figlia., e si stabilì a Rio Grande do Sul. Laggiù prese una laurea in Scienze politiche nel 1977 e cominciò la, sua carriera politica, dapprima nel Partido Democratico Laborista e, dal 1999, nel Partido de los Trabajadores.
Se vince la presidenza, continuerà il modello politico di Lula?
Continuerò il modello di Lula ma con il cuore e l'anima di una donna. Non per ripetere, ma per progredire. La donna ha una grande capacità di cura ma è anche capace di dare stimoli. Naturalmente anche l'uomo è capace di cura, ma lo sguardo femminile è diverso. Il programma di assistenza che chiamiamo Bolsa Familia (le famiglie ricevono un sussidio ma in cambio devono mandare i figli a scuola e vaccinarli, ndr), per esempio, viene gestito dalle madri. Innanzitutto perché giocano un ruolo chiave nella, coesione della famiglia. E poi, per caso conosce una madre che, se ottiene dei soldi, non li impiega per il benessere dei suoi figli? Difficile, no? In Brasile uno dei maggiori obiettivi ancora da raggiungere è la ricomposizione dei legami. Migliorare la situazione economica non basta, bisogna anche ricostruire la famiglia perché questa è la chiave per migliorare l'istruzione e combattere la delinquenza... In definitiva, per crescere come società. La ricomposizione dei legami famigliari deve essere collocata al centro dell'agenda politica. E non è uno sforzo che esauriremo in un solo mandato, ci vorranno molti anni di lavoro. In Brasile privilegiare la donna non è fare politica di genere, bensì politica sociale. Il 30% delle famiglie brasiliane hanno una donna come capofamiglia. Il 52% della popolazione è donna, e il 48% restante sono i nostri figli. Non si tratta di creare un matriarcato, ma di dare alla donna l'importanza che incarna per la struttura famigliare. Lula è molto sensibile a questa questione, è stato cresciuto da una donna forte.
Non teme che l'ombra di Lula possa pregiudicare Ila sua carriera?
Sono la ministra della Casa Civil. Sono colei che coordina i ministri e i principali progetti del governo. Ho lavorato gomito a gomito con il presidente Lula negli ultimi cinque anni e mezzo. Il suo successo è il mio. Sono stata il suo braccio destro e sinistro. Non sarà ministro se vincerò le elezioni, ma rimarrò sempre aperta alle sue proposte. La nostra relazione è molto intensa.
Questa è la prima volta che corre per un incarico elettivo. Come si sente? Come va la salute?
Lo stress è la stesso di quando si sta al governo, forse addirittura minore perché quando sei al governo devi dare risposte tutti i giorni. La campagna elettorale è differente. Ci sono discussioni dibattiti, viaggi. Però mi permette di stare vicino alla gente. E il popolo brasiliano è molto allegro, molto caldo. Mi piace molto, è la verità. E la salute è ottima.
Se arriverà al governo, come coniugherà le politiche di sviluppo economico con la protezione dell'ambiente?
In Brasile, l'87% dell'energia elettrica proviene da centrali idroelettriche, ovvero è rinnovabile. Inoltre l'energia eolica sta aumentando in maniera significativa. D'altra, parte le nostre macchine usano l'etanolo, un combustibile che non è fossile. Se mi sta chiedendo se dovremo tagliare alberi per produrre più canna da zucchero, le rispondo che non sarà, così. Il Brasile possiede una delle tecnologie agricole più forti del mondo e facciamo ricerca per produrre di più sfruttando meno territorio. Non è vero che occorre più terra per produrre di più. Ci serve invece una tecnologia migliore per sfruttare a fondo i terreni di coltura. Questo è ciò che facciamo in Brasile. E mi permetta di dirle che l'Amazzonia non solo è protetta dalla legge, ma che non è nemmeno un terreno fertile per la coltivazione.
Quali sono le differenze principali tra il suo programma e quello di José Serra?
La differenza più importante è che noi sappiamo come costruire le condizioni per la crescita sostenibile. Cresciamo e nello stesso tempo distribuiamo la, ricchezza. In Brasile oggi c'è mobilità sociale, la gente sa che domani starà meglio. Ventiquattro milioni di brasiliani si sono lasciati la povertà alle spalle e altri 31 milioni hanno migliorato la loro posizione sociale. Però c'è ancora molta strada da fare, esistono ancora 50 milioni di persone che guadagnano meno del salario minimo. Dobbiamo investire molto nell'istruzione di qualità, perché questo ci permetterà, di incentivare l'impiego regolare. Quest'anno saranno creati due milioni di posti di lavoro di questo tipo.
Quali saranno le sue linee guida nella politica estera?
Il Brasile ha sempre avuto una politica estera focalizzata su pochi Paesi. I grandi obiettivi raggiunti negli ultimi anni sono stati il multilateralismo e il fatto che abbiamo preso coscienza della nostra importanza, in America Latina. Ci muoviamo con rispetto e senza ingerenze nella politica interna. Non siamo imperialisti. Diamo impulso alla cooperazione tra paesi, e niente politiche di imposizione. Non possiamo essere ricchi circondati da poveri, e per questo l'incentivo alle infrastrutture regionali per noi è vitale. È molto importante anche la relazione con l'Africa e con i Brics (Russia, India, Cina e Sudafrica). L'Iran ha il diritto di sviluppare un programma nucleare per uso civile, e la politica migliore è sottomettere tale programma alla maggiore trasparenza e controllo da parte degli organismi internazionali. Però non credo che questo conflitto possa essere risolto con le sanzioni. Serve il dialogo. Bisogna costruire porte, e non alzare muri.


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