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mer 20 feb. 2019
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Divorzio breve. Gerardi: bene il ministro Alfano, ma la vera riforma consiste nel rendere facoltativo e non più obbligatorio il giudizio di separazione
Dichiarazione di Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve

3 luglio 2010

La proposta di trasferire ai notai le competenze in materia di separazione dei coniugi non rappresenta certo una novità. Già un anno fa l’Eurispes, dopo aver esplorato il terreno scivoloso dei costi economici e sociali che le cause di diritto di famiglia comportano sia per lo Stato che per il cittadino, giunse a proporre qualcosa di simile. L’idea a cui sta lavorando il Ministro Alfano è dunque condivisibile, anche perché se un matrimonio fallisce e non ci sono figli in via consensuale tutto si risolve in un mero accordo economico, quindi perché non ricorrere al notaio? Una pratica gestita da lui si risolverebbe in due o tre sedute al massimo. Ma è anche una proposta coerente perché in linea con il trend di outsorcing di molta della nostra giustizia, basti pensare ad alcune attività giurisdizionali delegate come le esecuzioni immobiliari e le omologhe degli atti societari, prima di competenza esclusiva della magistratura ed ora passate ai notai con un risparmio netto di un decimo sui tempi della giustizia civile. Si tratta quindi di una riforma a costo zero che produrrebbe una serie di immediati effetti benefici per il nostro comatoso sistema giudiziario in termini di numero di procedimenti iscritti, definiti e pendenti e in termini di budget allocato dallo Stato per il funzionamento della macchina giudiziaria civile. Ciò detto noi della Lega Italiana per il Divorzio Breve restiamo convinti del fatto che in Italia il problema dei tempi lunghi per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale possa essere risolto definitivamente solo riconoscendo alla coppia in crisi la possibilità, se lo vuole, di chiedere e ottenere direttamente il divorzio, senza passare attraverso un preventivo quanto inutile periodo di separazione legale, proprio come avviene in tutti gli altri Paesi europei.



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