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Il pressing di Regioni e imprese «La manovrava cambiata»

• da Corriere della Sera del 5 luglio 2010

di Antonella Baccaro

 

Un incontro subito con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, o le Regioni restituiranno le deleghe attribuite loro dalla legge Bassanini. Nella settimana in cui la manovra approda in Aula al Senato, probabilmente domani, resta alto il livello dello scontro tra i governatori e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sui tagli da quattro miliardi. Ma le Regioni non sono le sole ad alzare i toni; ieri è stata la volta delle imprese che, tutte insieme, grandi e piccole, hanno contestato la parte fiscale della manovra lanciando un appello al Parlamento, al Governo, a Berlusconi e a Tremonti affinché vengano modificate queste norme, che «nella formulazione attuale, costituiscono violazioni gravi dei diritti dei contribuenti e nulla hanno a che fare con il contrasto all'evasione». La nota viene firmata da Confindustria e Rete Imprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti). Intanto l'incontro tra il premier e gli enti locali - sono compresi anche i Comuni, le Province e le Comunità montane - potrebbe svolgersi già tra oggi e mercoledì. Insomma, a stretto giro di boa, visto che la conferenza delle Regioni è già convocata per l'8 luglio allo scopo di affrontare la replica all'eventuale proposta del governo, di cui però non c'è ancora traccia. Ma il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Erravi, non demorde e attacca direttamente Tremonti, accusandolo di aver alzato una «cortina fumogena» sulla presunta inefficienza delle Regioni del Meridione, allo scopo di «coprire una manovra che le Regioni e gli enti locali giudicano insostenibile e che finirebbe per penalizzare i cittadini». Il problema semmai per Errani è che «non si affronta il gap che ancora oggi separa il Sud dal resto del Paese», nascondendosi dietro «accuse ingenerose e superficiali alle amministrazioni del Sud». Rivolgendosi a Tremonti, Erravi ha detto: «Il ministro deve cambiare modo di rivolgersi alle Regioni: le istituzioni si devono rispettare. Polemiche e offese non fanno bene al Paese». L'unica via d'uscita sembra essere dunque quella di concedere ai governatori un tavolo in cui, suggerisce Errani, «guardare a tutti gli sprechi, che sono cosa diversa dai tagli al trasporto pubblico locale, alle politiche per le imprese, le famiglie, i non autosufficienti». Anche il governatore del Lazio Renata Polverini, che nei giorni scorsi era apparsa più conciliante nei confronti del governo forse sperando di ammorbidire il piano di rientro dal deficit, ora tira fuori le unghie: «Tremonti non può trattarci così», afferma. Ma gli enti locali non sono i soli a promettere battaglia. La Cgil, ad esempio, ha proclamato uno sciopero generale sul tema del pubblico impiego, settore in cui il blocco del turn over e degli scatti di anzianità ha provocato una ribellione generale. Poi ci sono i sindacati dei dirigenti pubblici, insieme con presidi, prefetti, diplomatici, professori universitari, contrari al taglio alle retribuzioni e allo scaglionamento delle liquidazioni. Per non parlare dei magistrati, che hanno già scioperato contro il decremento degli stipendi dei giovani colleghi e che ora sono alle prese con
il problema delle tredicesime. Tra i consumatori avanza il fronte degli automobilisti cui la manovra ha regalato un aumento dei pedaggi e nuove tariffe sui raccordi trade autostrade Anas e quelle dei concessionari. Ieri il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha raccolto il testimone del sindaco di Roma Gianni Alemanno, annunciando il possibile raduno, dei sindaci delle province di Roma, Rieti e Torino contro l'aumento dei pedaggi nei caselli autostradali.


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