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Komorowski presidente «Ha vinto la democrazia»

• da Corriere della Sera del 5 luglio 2010

di M.S.Na.

 

«Vince la democrazia, la nostra democrazia polacca» e dalla platea si leva il boato liberatorio che chiude «l'esame più difficile». Al primo turno aveva parlato di supplementari, Bronislaw Komorowski ha l'aria di chi è sopravvissuto ai rigori. Estenuato, galante con la moglie che accoglie sul palco con un baciamano d'altri tempi, rinvia lo champagne in attesa dei risultati ufficiali. Gli exit poll del ballottaggio delle presidenziali polacche lo danno vincitore con il 51-53 per cento contro il 46-48 di Jaroslaw Kaczynski, che invece non aspetta a congratularsi, e prepararsi a un'opposizione dura in vista delle politiche del 2011. Affluenza al 56,2 per cento, in aumento rispetto al 54 del primo turno. Komorowski succede a Lech Kaczynski. Il nuovo presidente è un 58enne spiritoso e gioviale, rampollo di un'antica famiglia polacca di partigiani e proprietari terrieri in Lituania dalla quale ha ereditato lo spirito aperto e un certo aristocratico distacco che in parte spiega il piglio poco combattivo dimostrato in questa campagna. Supera una prova resa più difficile dal doppio ruolo di candidato del partito di governo e presidente ad interim in un Paese emotivamente vicino alla famiglia del rivale Jaroslaw, gemello del presidente Lech morto nel disastro aereo in Russia e assurto a nuovo martire nazionale. Storico, cattolico praticante sposato con una sociologa conosciuta ai tempi degli scout e padre di cinque figli, era stato criticato per aver puntato su un'immagine troppo legata ai valori tradizionali di patria e famiglia, anacronistica e poco seducente, debole al confronto con la potente macchina organizzativa di Legge e giustizia (PiS), il partito dei Kaczynski che poteva contare su un elettorato storicamente più stabile e motivato. La campagna di PiS era stata più incisiva e radicata sul territorio, spalleggiata dai settori oltranzisti della Chiesa cattolica raccolti intorno a Radio Maryja e sostenuta dai principali mezzi d'informazione. «La copertura dedicata a Komorowski è stata mediamente più negativa di quella riservata a Kaczynski e, nel primo turno, al post-comunista Napieralski» ci spiega Wojciech Mazowiecki, capo dell'organismo che ha monitorato i media in questi mesi. «Il risultato è la prova della maturità democratica dei polacchi - dice al Corriere Aleksander Smolar, presidente dell'autorevole Batory Foundation - gli elettori non hanno creduto al nuovo volto di Kaczynski che mirava a rassicurare e neutralizzare il popolo della sinistra naturalmente più vicino a Piattaforma civica, il partito di Komorowski e del premier Tusk che ora deve procedere con le riforme, soprattutto su sanità e privatizzazioni. C'è stata una forte mobilitazione in campo liberale, non conosciamo ancora i dettagli sulla composizione dell'elettorato ma è significativo che si siano registrate file ai seggi allestiti nelle località di vacanza. I cittadini hanno visto in Komorowski il garante delle istituzioni democratiche e dell'immagine della Polonia come Paese affidabile sulla scena internazionale». Ex dissidente anticomunista, ministro della Difesa con l'attuale presidente dell'Europarlamento Jerzy Buzek, lui si definisce un «rivoluzionario passato al servizio dello Stato». Sul suo palco ieri c'erano i campioni della resistenza polacca, da Wladyslaw Bartoszewski all'uomo che ha sempre indicato come modello, Tadeusz Mazowiecki, il primo premier della Polonia libera. A un Paese da riunificare si è rivolto il nuovo presidente: «Non c'è solidarietà senza libertà, né libertà senza solidarietà».


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