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Rinnovi in cerca dello sprint

• da Il sole 24 ore del 5 luglio 2010

di Carlo Giorgi

 

Parola d'ordine per le questure: tagliare al più presto i tempi per i rinnovi dei permessi di soggiorno. L'input viene dall'alto. E stato lo stesso ministro Roberto Maroni infatti, lo scorso 9 giugno, in occasione della firma del "Patto per Pisa sicura", ad annunciare che comune, prefettura e questura della città toscana avrebbero collaborato in una "sperimentazione" finalizzata a rendere la procedura dei rinnovi «il più semplice e tempestiva possibile». Che i tempi dei rinnovi dei permessi di soggiorno in Italia siano più lunghi dei 20 giorni previsti per legge, non è un mistero. E non è solo un problema degli immigrati: l'attesa causa anche incertezza ai datori di lavoro, costretti a subire la situazione di vuoto amministrativo dei loro dipendenti. «A Pisa i tempi di attesa per il rinnovo sono in media di due mesi e mezzo - spiega Gabriele Frasca, dirigente dell'ufficio immigrazione della questura-. Abbiamo già iniziato gli incontri per definire la sperimentazione voluta dal Ministro. Noi della questura tecnicamente saremmo pronti a delegare al comune gran parte del nostro lavoro. Si tratta di capire, normativa- mente, come sia possibile farlo». «Alleggerire il lavoro dei nostri uffici è la strada giusta - conferma Raffaele Micillo, questore di Pisa -. Almeno otto dei quindici uomini dell'ufficio immigrazione sono impegnati nell'adempimento di pratiche amministrative. Se fossero sciolti da queste incombenze, guadagneremmo il 50% del personale per operazioni sul territorio. La speranza è che, entro il 2010, la sperimentazione diventi operativa». È a "macchia di leopardo" la geografia italiana dei tempi dei rinnovi dei documenti di soggiorno. Si passa da questure "lente", penalizzate spesso da un grande numero di soggiornanti stranieri, a questure "veloci", dove si sono affinate procedure più efficaci. «Le cose sono migliorate - ammette Roberto Morgantini, responsabile dell'ufficio stranieri della Cgil di Bologna -. Non si formano più le lunghe code davanti alle questure, fin dall'alba, con immigrati che non sanno se il loro permesso sia arrivato o no. Oggi, quando lo straniero spedisce per posta i documenti, riceve la conferma di una convocazione in questura per rilasciare le impronte digitali, dopo soli 15 giorni. Il problema però è che, da quell'appuntamento al- l'avere il permesso rinnovato, passano anche sei mesi». Migliore la situazione a Milano: «Qui, per i rinnovi si attendono dai 30 ai 40 giorni - spiega Maurizio Bove della Cisl -. Il problema di Milano è sui ricongiungimenti familiari, dove l'attesa è di diversi mesi. Siamo convinti che la situazione si sbloccherà solo passando a una gestione dei permessi attraverso gli enti locali e un maggiore numero di personale impegnato». A Torino e Firenze i tempi di attesa si attestano intorno ai due mesi: «Nulla a che vedere con gli oltre dieci mesi di due anni fa- spiega don Fredo Olívero, direttore della Pastora per i miranti della diocesi di Torino. E risultata vincente la decisione della questura di convocare periodicamente gli operatori, per discutere insieme degli eventuali problemi emersi». Tra gli addetti ai lavori è opinione diffusa che i ritardi nei rinnovi dipendano dalla "centralizzazione" delle pratiche. «Il personale locale fa tutto il possibile - spiega Olivero -; ci sono però problemi per via della centralizzazione a Napoli o a Roma; a volte si creano ritardi o vengono inviate pratiche sbagliate». A Napoli l'attesa per il rinnovo, secondo la Cgil, è intorno ai tre mesi: «La questura adotta il sistema dell'sms - spiega Enzo Annibali, della camera del lavoro provinciale -. Al momento del foto-segnalamento viene dato un codice con numero progressivo assieme all'invito a inviare un sms alla questura entro 50 giorni. Inviando l'sms si riceve una risposta che informa della presenza o meno del documento in questura». A Roma la situazione è complicata dal grande numero di stranieri presenti in città. «Abbiamo 350 mila regolari, e alla fine del 2010, se ne aggiungeranno altri 35 mila per via della regolarizzazione di colf e badanti - spiega Maurizio Improta, dirigente dell'ufficio immigrazione della questura di Roma -. Con questi numeri, la forbice dei tempi di attesa tende ad allargarsi. Nel caso di una pratica di rinnovo priva di complicazioni, dall'invio in posta dei documenti alla consegna del permesso allo straniero passano in media 45 giorni», spiega Improta. Tempo che secondo gli operatori locali è da intendersi più dilatato: «A Roma, l'attesa media del rinnovo, secondo i nostri operatori, non è inferiore ai sei mesi» spiega Lorenzo Chialastri della Caritas di Roma.


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