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A Cuba, con Fariñas altri dissidenti vanno verso la "muerte valiente"

• da Il Foglio del 6 luglio 2010

di G.M.

Sta morendo Guillermo Fariñas, il giornalista e psicologo simbolo della nuova dissidenza cubana. Rifiuta il cibo da 130 giorni. Altri cinque rivoltosi cubani sono pronti a prenderne il posto come icone morenti in vita della protesta anticastrista. Sono tutti candidati alla "muerte valiente", la morte eroica. Volti ignoti che si battono per il diritto alla libertà di parola; alla libertà religiosa e il diritto alla vita. Vogliono aprire Cuba alla democrazia e a una pacificazione non violenta. Come gli occhi fuori dalle orbite di Fariñas, questi dissidenti sembrano spettri residuali della Guerra fredda. Eppure sono tantissimi. L'ultimo rapporto di Human Rights Watch stima in duecento il numero di "prigionieri di coscienza" G. Fariñas nel Gulag castrista. Il 18 marzo 2003, durante la "Primavera nera" di Cuba, 75 dissidenti furono arrestati. La polizia irruppe in un centinaio di case, confiscando computer, fax, macchine da scrivere, foto, per rinchiudere in carcere giornalisti, difensori dei diritti umani, bibliotecari e sindacalisti. Qualche giorno dopo, alcune persone che per protesta dirottarono un traghetto, vennero persino fucilate. In carcere ne restano a oggi ancora 52 di quella stagione. Si definiscono "Enterrados Vivos", sepolti vivi, come nelle memorie di Héctor Maseda Gutiérrez, che ha fatto uscire di prigione clandestinamente una pagina dopo l'altra. C'è chi, come Egberto Angel Escobedo, ha appena festeggiato il diciassettesimo anno dietro alle sbarre per aver spedito nel 1994 ad Amnesty International rapporti sull'isola caraibica. Tutti condannati, dopo processi sommari, a una ventina d'anni in base alla "legge 88" che punisce quanti vengono accusati di "sostenere la politica degli Stati Uniti e distruggere lo stato socialista e l'indipendenza di Cuba". Nelson Molinet è un leader sindacale ed è finito in carcere con una condanna draconiana per aver criticato le condizioni dei lavoratori nell'isola comunista. Sono anche semplici bibliotecari che hanno tradotto i libri sbagliati, come Fidel Suàrez Cruz. Oppure librai come Reyes Rodríguez, che sta scontando ben venticinque anni di carcere. Uno dei dissidenti in sciopero della fame è un attivista antiabortista, Eduardo Dìaz Fleitas, vicepresidente del movimento clandestino "5 agosto", finito in carcere per aver protestato contro l'aborto forzato a Cuba. L'isola ha il livello più alto del mondo di interruzioni di gravidanza: nell'isola di Castro ci sono più bambini abortiti che nati. E spesso avvengono forzatamente con la compiacenza delle autorità socialiste. Gonzàlez Marrero è noto a tutti con il suo nome di battesimo, Diosdado, sta per "dono di Dio". E' un leader liberale di "Pace, democrazia e libertà". Ernesto Antonio Vera digiuna dal 17 maggio per riavere la cattedra di professore all'Università di Santiago di cui è stato privato per ragioni politiche. Fra i dissidenti sotto inedia c'è anche un intellettuale cristiano come Antonio Diaz Sanchez, dirigente del Movimento cristiani lavoratori, che ha promosso con Farinas il "progetto Varela" per la democratizzazione pacifica di Cuba. Il progetto prende il nome da Félix Varela, un sacerdote e uomo di cultura dell'Ottocento che è stato per Cuba quello che in Italia sono stati Antonio Rosmini e Luigi Sturzo. Niente a che vedere con la marxista teologia della liberazione in voga in altri paesi latinoamericani. Piuttosto una Solidarnosc caraibica ispirata all'etica non violenta dei dissidenti polacchi. I suoi fautori chiedono ai Castro diritto di associazione, diritto alla libertà di espressione, amnistia per i prigionieri politici, diritto di costituire imprese private e una riforma della legge elettorale in senso più democratico. Cifre pessimiste sull'oppressione a Cuba parlano di "cinque-sei mila" dissidenti. La poesia prediletta dei rivoltosi è stata scritta da Mario Chanes de Armas, il più longevo prigioniero politico al mondo, superiore anche a Nelson Mandela, compagno di Fidel nell'assalto alla Moncada, poi condannato a trent'anni, scontati fino, all'ultimo giorno. Recitano i suoi versi: "Per anni mi hanno tolto la vista del sole, talvolta me lo immaginavo nero".



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