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Spuntano i grembiulini nella faida Pdl

• da Il Riformista del 6 luglio 2010

di M. Sarti

I massoni dietro alla politica scissionista del presidente della Camera Gianfranco Fini. La separazione consensuale e il terzo polo? Roba da squadra e compasso. A lanciare la provocazione è l'ex senatore del Pdl Gustavo Selva che, intervistato da Klaus Davi, ieri ha ammesso: «Ho il sospetto che ci sia qualche contiguità tra Fini e la massoneria». Un rapporto privilegiato che, sempre secondo Selva, sarebbe provato dai più stretti collaboratori dell'ex leader di An. «Gente iscritta alle logge, come Benedetto Della Vedova e Fabio Granata». I presunti fratelli, però, non ci stanno «Quelle di Selva sono accuse false e denigratorie - spiega Della Vedova al "Riformista" tanto che l'ho appena querelato». Resta il dubbio. Perché l'ex parlamentare del Pdl ha fatto proprio questi due nomi? «Stiamo parlando di una mente bacata - taglia corto Della Vedova -. Nella mia vita ho preso un sacco di tessere: quella radicale, quella del Pdl. Persino quella dell'Azione Cattolica. Ma alla massoneria non mi sono mai iscritto». L'immagine dei finiani con grembiulino e cappuccio suscita l'ironia di Granata. «Le affermazioni di Selva mi fanno solo ridere - racconta il deputato del Pdl al telefono - . II suo è un problema geriatrico, figuriamoci se lo querelo». Eppure, non ci sarebbe nulla di strano. Dalla laicità dello Stato, all'avversione verso la Lega Nord: i temi cari al presidente della Camera non sono così diversi da quelli della massoneria. Granata alza la voce: «Non ho problemi a dire che sono ideologicamente antimassonico. Ho posizioni laiche quando si parla di diritti civili, ma sono cattolico. Da una vita, poi, coltivo valori opposti a quelli che si insegnano nelle logge», Se i finiani snobbano i massoni, non si può dire il contrario. Antonio d'Emilio, assistente del Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia, chiarisce: «Per quanto ci riguarda, non c'è assolutamente alcun tipo di rapporto tra noi e il mondo politico. Ma non posso garantire che altre obbedienze non coltivino certi dialoghi». In effetti, per tanti appartenenti al Grande Oriente d'Italia - il pale rito nel nostro Paese - l'impegno in politica non è un tabù (e non lo è stato in passato). Massimo Bian1 chi, Gran Maestro aggiunto del Goi ed ex vicesindaco socialista di Livorno, racconta: «Non abbiamo nulla da nascondere, non ci occupiamo direttamente di politica. Ma se Fini ha qualche amico massone non capisco qual è il problema. Certo, pensare che ci sia una nostra manovra nell'ombra per dare una mano al presidente della Camera mi fa sorridere. Anche se non nego che la Lega sia uno dei principali attori di una campagna contro di noi. Le parole di Selva sono comunque molto infantili e denotano una certa volontà discriminatoria». Paradossalmente, a screditare l'ipotesi di una corrente finianomassonica all'interno del centrodestra, è un parlamentare del Pdl. Berlusconiano doc. E massone. «Lasciamo perdere queste storie - spiega il senatore Paolo Amato dietro alle scelte del presidente Fini ci sono solo motivazioni politiche. In ogni caso, istituzioni come la massoneria hanno il diritto di parlare con tutti, nessuno escluso. Non vedo lo scandalo». Anche con la Lega Nord? «Certo, la massoneria è orgogliosa del contributo dato al Risorgimento. Ma la Lega è un movimento importante, un partito che sa adattarsi a diverse realtà. Pensiamo solo al passaggio dalla secessione al federalismo fiscale». E poi c'è il tema della laicità. «Guardi che quando Fini parla, in maniera un po' antica, di laicità - continua Amato - non risponde mica a logiche massoniche. Su questo tema, in loggia ci sono tanti fratelli che la pensano come lui. Ma anche tanti che condividono l'impostazione di Gaetano Quagliariello». Alla fine, la rivelazione che non ti aspetti. «Le associazioni massoniche - conclude il senatore Amato - rispecchiano in pieno la complessità della società italiana. Altro che finiani. Per quanto mi riguarda, ci sono molti più fratelli berlusconiani».



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