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Pd, il primo colpo andato a segno

• da da Europa del 6 luglio 2010

di Mariantonietta Colimberti

Questa volta il Pd ha battuto il colpo, anzi, ne ha battuti due. E ieri ha raccolto il primo risultato, le dimissioni di Aldo Brancher, annunciate proprio in quel tribunale di Milano per sfuggire al quale aveva giurato al Quirinale lo scorso 18 giugno. Proprio dal presidente della repubblica era arrivato il secco e severo intervento sulla insussistenza del "legittimo impedimento" invocato dagli avvocati del ministro a meno di una settimana dalla nomina. Se non si fosse deciso - o se non avesse acconsentito - al passo indietro, probabilmente Brancher sarebbe stato sfiduciato giovedì dalla camera o, comunque, il risultato del voto segreto sarebbe stato devastante per la maggioranza ancor più della resa di ieri. Giustamente il Pd rivendica il risultato, ottenuto questa volta insieme all'Idv e senza l'Udc, e raggiunto prima di andare alla conta in parlamento. «La vicenda ministeriale di Brancher nasce e muore nelle aule giudiziarie - ha detto la presidente dell'assemblea nazionale Rosy Bindi - le sue dimissioni sono un atto dovuto, ma annunciarle in un tribunale anziché in parlamento conferma tutta la strumentalità della sua nomina: Brancher era solo il ministro del legittimo impedimento». Dunque, l'iniziativa comune di Pd e Idvha centrato l'obiettivo. Il vicesegretario democratico Enrico Letta parla di «lezione per l'opposizione. È stato ancora una volta dimostrato che la determinazione e l'unità di intenti delle opposizioni consentono di mettere alle corde il governo. È una lezione di cui far tesoro». Eppure nell'immediato futuro i due partiti che in questa occasione hanno marciato insieme potrebbero tornare a dividersi. Molto dipenderà da quel che accadrà nei prossimi giorni nel campo avversario. Il secondo colpo battuto dal Pd, infatti, domenica scorsa attraverso lo stesso Letta ai microfoni di Sky - «se la maggioranza non è in grado di governare, la palla passi al capo dello stato, che con la sua saggezza saprà trovare la soluzione migliore» - sembra più adatto ad agganciare, nell'eventualità di un precipitare della crisi politica, l'Udc di Pierferdinando Casini che a bissare l'intesa con Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv, infatti, evocava ieri lo scenario di elezioni anticipate, escludendo qualsiasi ipotesi di governo tecnico o di larghe intese, che invece proprio il capo dell'Udc, due giorni fa su Repubblica, aveva considerato tra le eventualità possibili. E infatti Lorenzo Cesa ieri non ha perso l'occasione per attaccare l'Ido. «In questo paese c'è un partito del "tanto peggio tanto meglio" che si augura nuovi disastri e non intende operare per risolvere i problemi. Per quanto ci riguarda non è una novità, ma inviteremmo anche il Pd a guardarsi da certi alleati che pensano a tutto fuorché al bene dell'Italia». In area di "prossimità" al Pd ha fatto sentire la sua voce critica Emma Bonino (è stata eletta in senato nelle liste democratiche), secondo la quale «d'opposizione deve incalzare il governo sulle proprie responsabilità e non fare appelli al Quirinale del tutto fuori luogo». Per la verità non è del tutto chiaro in cosa dovrebbe consistere l'«incalzare» auspicato dalla Bonino, che ritiene «deleterio» anche «il ricorso alle urne ogni due anni». Comunque, nelle ultime settimane il Pd ha fatto registrare una ripresa di iniziativa politica che ha suscitato apprezzamento anche a sinistra. Il partito è riuscito a stare al passo con gli eventi e a volte, come nel caso di Brancher, a prevenirli. La partita, quale che sia, è però ancora tutta da giocare e gli avvenimenti dei prossimi giorni potrebbero essere decisivi. Il segretario Pierluigi Bersani ritiene che, se il centrodestra dovesse prendere atto che il paese non può andare avanti così, il primo passo sarà rimettersi alle riflessioni del Quirinale. A quel punto, il Pd «farà le sue valutazioni».



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