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Sette giorni per cambiare il testo sulle intercettazioni

• da Corriere della Sera del 6 luglio 2010

di d. mart.

Sette giorni ancora per trovare una soluzione condivisa in tutto il Pdl, capace di eliminare i tre punti critici della legge Alfano che limita le intercettazioni e restringe il diritto di cronaca: le pesanti multe agli editori, il farraginoso meccanismo di proroga del limite massimo di 75 giorni previsto per gli ascolti, i paletti per le indagini sui cosiddetti «reati spia» (usura, estorsione, riciclaggio) che spesso conducono all'associazione mafiosa. Sono questi i nodi, segnalati dai finiani, che a partire da oggi saranno l'oggetto incandescente delle sedute della commissione Giustizia, previste anche per domani e per giovedì in attesa che lunedì 12 scada il termine per la presentazione degli emendamenti. Al secondo piano della Camera, dove si riunisce la commissione presieduta dalla finiana Giulia Bongiorno, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo seguirà tutta la discussione generale cercando di segnalare all'opposizione e alla minoranza del Pdl i punti sui quali si può eventualmente ragionare per eventuali limature. L'ultima parola la dirà Silvio Berlusconi al termine del vertice del Pdl previsto per domani a Palazzo Grazioli ma è chiaro fin da ora che gli uomini del Cavaliere non hanno chiuso la porta davanti alle richieste dei finiani. La mediazione di Caliendo, che poi riceverà indicazioni dal Guardasigilli Angelino Alfano, sarà dunque preziosa per verificare in corso d'opera quanto pesanti potranno essere gli emendamenti al testo votato dal Senato. L'apertura del governo se portata fino in fondo avrebbe poi il doppio effetto di far rientrare il dissenso dei deputati vicini al presidente Gianfranco Fini e, soprattutto, quello di ammorbidire la posizione del Quirinale che ha chiaramente espresso più di una perplessità sull'attuale testo del ddl. Oggi il Pdl torna alla carica - con un seminario organizzato l Senato dai capigruppo Gasparri e Quagliariello ma nello schema di gioco potrebbe esserci qualche novità forse capace di sbloccare l'impasse. I finiani - in linea con quanto ha ribadito Casini (Udc) - preferirebbero far slittare a settembre l'esame in aula del ddl, ma una marcia indietro sui tre punti critici segnalati nella relazione del presidente Giulia Bongiorno potrebbe far calmare le acque all'interno del Pdl in modo da procedere a un voto in sicurezza anche nella prima settimana di agosto. Invece, assicurano i finiani, la blindatura del testo votato dal Senato farebbe scattare una pericolosa «guerra civile» nel Pdl: le opzioni dei deputati vicini a Fini vanno dal non voto in commissione al voto contrario in aula sul provvedimento pur aderendo alla fiducia se verrà posta. La palla, ora, è nel campo del governo e dei consiglieri giurì-, dici del premier che hanno 7 giorni per far conoscere al relatore Giulia Bongiorno quanti e quali sono gli spazi per gli emendamenti. Impensabile, invece, il percorso inverso immaginato da chi, nel Pdl, vorrebbe conoscere in anticipo quali sono le condizioni poste dal Quirinale per promulgare la legge Alfano sulle intercettazioni e sul diritto di cronaca. E in mancanza di fatti nuovi, hanno ribadito ieri i vertici della Federazione nazionale della stampa, è confermato lo sciopero dei giornalisti indetto per venerdì g. Invece il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, è ottimista: «Sono fiducioso sulle modifiche». Un altro ddl Alfano - quello che prevede di scontare l'ultimo anno in regime di detenzione domiciliare per alleggerire il sovraffollamento delle carceri - si è fermato in aula ed è tornato mestamente in commissione Giustizia nonostante le proteste dei radicali: per ora ha vinto il fronte giustizialista Lega-Idv.

 



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