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A Padova un asilo in una zona inquinata

• da Terra del 8 luglio 2010

di Maria Grazia Lucchiari

 
Si può costruire un asilo nido in un'area insalubre? Considerata a rischio cancro per bambini? Sull'asse delle ricadute dei fumi del vicino inceneritore? A Padova accade che un asilo aziendale apra le sue porte ad una ottantina di bambini che avranno come scenario quattro aziende classificate a rischio rilevante, codice coniato dopo il disastro di Seveso, un elettrodotto, un ripetitore radiotelevisivo e un'antenna radio base per la telefonia mobile. Si dirà che di asili nido ne abbiamo bisogno come il pane e che l'Italia e ancora lontana dall'obiettivo di Lisbona che entro quest'anno obbliga gli Stati a dare un all'asilo nido al 33% dei bambini da tre mesi ai tre anni. E infatti il Consorzio Zona Industriale di Padova ha inteso rispondere alle esigenze delle famiglie dei dipendenti che lavorano al suo interno. Ma proprio in uno scenario così miserabile si inserisce un centro per l'infanzia? Si aggiunga che a pochi metri dal sito passa il tracciato della ferrovia che serve la zona industriale e poco lontano sorge il cimitero. Si potrebbe dire che il cerchio è chiuso ed è tutto pronto affinché questi bambini abbiano un destino già segnato, ovvero quello di finire nelle corsie degli ospedali cittadini, peraltro specializzati nella cura nei tumori infantili. I rischi per la salute dovuti all'inquinamento ambientale sono maggiori per le popolazioni più vulnerabili, primi tra tutti i bambini, sia durante la vita fetale, che dopo la nascita. Quasi la metà delle malattie correlate all'ambiente tende a gravare maggiormente sui bambini sotto i cinque anni. Eppure al Consorzio Zona Industriale di Padova non mancano i terreni dove poter insediare un asilo in condizioni di sicurezza ambientale, visto che nel contempo ha posto in vendita tre lotti di terreno di sua proprietà. Proprio su questo è stata presentata una interrogazione parlamentare da parte della sen. Donatella Poretti (Radicali/Pd, segretaria commissione Igiene e Sanità). Interrogazione ai ministri della Salute e dell'Ambiente frutto del nostro lavoro e di quello del "Comitato Lasciateci respirare" e del "Comitato Difesa Salute&Ambiente Padova est".
 



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