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ven 22 feb. 2019
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Scontri in piazza terremotati-polizia: due all'ospedale

• da La stampa del 8 luglio 2010

di Flavia Amabile

 

Gli aquilani hanno ottenuto almeno un risultato con la loro protesta di ieri: le tasse non pagate dovranno essere restituite dal 2011 in 120 rate mensili. Saranno cioè pagate al fisco in 10 anni e non più in 5 anni. Ma questo si saprà solo in serata. Quando arrivano i primi spintoni invece sono da poco passate le undici del mattino. Il caldo rende anche più folle la scena. Un gruppo di bandiere nero-verdi, stendardi e gonfaloni: sembra una processione di paese. Ma le forze dell'ordine li aspettano quando appaiono come dal nulla a piazza Venezia diretti verso via del Corso e Montecitorio. Si schierano due muri di poliziotti in tenuta antisommossa. Il primo dal lato di piazza Grazioli, residenza di Berlusconi. Il secondo dal lato di via del Corso. Sembra un duello tra poveri tartassati dalla manovra: i poliziotti con i loro tagli alle tredicesime, i terremotati con le loro tasse. Non hanno percorso tanti chilometri per farsi fermare e tornare a casa. Gli aquilani lanciano qualche bottiglietta e tentano-di sfondare con gonfaloni e stendardi, i sindaci con le fasce tricolore, gli altri con le t-shirt con su scritto: «L'Aquila non può crollare: è una città che sa volare». Il primo scontro si conclude con una trattativa. I terremotati avanzano lungo via del Corso fino ad essere bloccati a metà, stretti tra due muri di agenti. Un gruppo si sfila e entra nei vicoli, anche da lì si possono raggiungere palazzo Chigi o Montecitorio. Il blocco resiste. «Lasciateci il diritto di manifestare», urlano gli aquilani e intanto spingono. A quel punto appaiono i manganelli e i colpi li prendono in tanti. Due ragazzi feriti, botte anche per il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, e il deputato del Pd Giovanni Lolli. Partono gli insulti, le polemiche e il ministro dell'Interno Roberto Maroni chiede spiegazioni per chiarire. Nel frattempo, i manifestanti dovrebbero tornare indietro. In realtà attraverso i vicoli riescono ad arrivare a piazza Colonna dove improvvisano un comizio e dove arrivano anche i leaders politici, dal segretario del Pd Pierluigi Bersani a Marco Pannella. Alle due riappaiono a via del Plebiscito, vogliono arrivare al Senato, ma non solo. Tentano di forzare il blocco, assediano Palazzo Grazioli: «Vergogna, a voi le pensioni d'oro e a noi le macerie» urla la folla. Il premier, riunito in via del Plebiscito con i vertici del Pdl per fare il punto sul Ddl intercettazioni, è blindato dentro il palazzo. I due portoni, di solito aperti, vengono chiusi. «Vogliamo arrivare a Piazza Navona prima che termini al Senato la discussione sulla manovra economica - urla al megafono Sara Vegni del comitato 3.32 - Siamo persone civili e ragionevoli, non ci interessa fermarci davanti a palazzo Grazioli. Il corteo fino a Piazza Navona è autorizzato dalla Questura di Roma. Invece non ci fanno passare». Si affronta una nuova trattativa. Partecipa anche Anna Paola Concia del Pd. Arriva il via libera e i terremotati riprendono a sfilare, i sindaci in testa. Riescono a rimanere per un breve sit-in davanti al Senato. Non tutti riescono a vederla ma per pochi minuti su Palazzo Madama sventola anche la bandiera dell'Aquila. Ad esporla i senatori Idv, Stefano Pedica e Giuliana Carlino.

 



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