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I disabili riprendono l'accompagno

• da Liberazione del 8 luglio 2010

Le dieci del mattino e il caldo è già insopportabile. Decine di pulmini si fermano a piazza Montecitorio, i volontari scaricano le carrozzelle, i sampietrini sconnessi complicano la marcia. Ma sono almeno mille i disabili e invalidi che, nonostante le difficoltà, hanno voluto protestare davanti a Montecitorio per chiedere la soppressione di un emendamento alla manovra finanziaria che restringeva al massimo i requisiti per ottenere l'indennità di accompagnamento, quella riservata a coloro che non sono autosufficienti. Martedì sera Fish e Fand, le due associazioni promotrici della mobilitazione, avevano ottenuto una prima vittoria: l'eliminazione dell'innalzamento della soglia per percepire la pensione di invalidità dal 74% all'85%. Pericolo scongiurato: la maggioranza ha cancellato una norma incivile secondo la quale chi soffre di una disabilità all'85% avrebbe avuto diritto alla pensione, mentre chi soffre di due patologie che sommate danno 1'80% non avrebbe ricevuto i 256 euro mensili. La logistica non aiuta, ma i portatori di handicap e gli invalidi portano cartelli contro Tremonti, contro il governo, contro chi è "Forte con i deboli". Livia Turco, Rosy Bindi e i componenti della commissione Bilancio del Senato, che stanno esaminando la manovra, arrivano per dare solidarietà e promettono di fare di tutto per stralciare l'emendamento Azzolini sull'indennità di accompagno - in questo supportati da Maurizio Gasparri e altri membri della maggioranza. C'è anche Paolo Ferrero: «La spesa sociale non è un costo ma un investimento sulla qualità della vita e del futuro. I veri costi sono quelli per le spese militari e per salvare speculatori e padroni, come nella finanziaria del governo Berlusconi». Pochi minuti dopo Gianni Letta telefona al presidente della Fand, Giovanni Pagano, per annunciare che anche l'indennità di accompagno è salva. La notizia viene comunicata ai manifestanti, che applaudono e festeggiano, il sorriso sulle labbra. Si tratta dell'ennesimo refuso, o presunto tale, della maggioranza. In
questo caso ha coinvolto una categoria che trova difficile persino arrivare nelle piazze a protestare. Ce l'hanno fatta. Ma non è finita qui. Ora l'incubo sono i tagli alle Regioni, che sicuramente andranno ad incidere sull'assistenza sociale, già traballante. I radicali dell'Associazione Coscioni, inoltre, richiamano l'attenzione sulla mancata entrata in vigore del decreto che fissa i criteri dei Lea (livelli essenziali di assistenza), fondamentali per malati e disabili. Senza il decreto, ogni singola Asl deve arrangiarsi e stabilire come andare incontro ai pazienti, fornendo strumenti e assistenza differenti da zona a zona. Una situazione intollerabile per chi dipende in tutto e per tutto da macchinari, come i malati di Sla. Per questo Maria Antonietta Coscioni è in sciopero della fame da giorni e chiede al ministro Giulio Tremonti di rispondere direttamente in aula all'interrogazione parlamentare per chiarire il ritardo.



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