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Int. a F. Rutelli - Rutelli: "Casini si decida non capisco la sua strategia"

• da La stampa del 12 luglio 2010

di Paolo Festuccia

«Sarà la Lega a staccare la spina a questo governo». Francesco Rutelli, leader di Api non ha dubbi. Si dice d'accordo con Casini su molti punti, e auspica, viste le difficoltà della maggioranza, un «governo del presidente, ma la vedo dura, perché dovrebbe condividerlo anche Berlusconi», capace di avviare «le riforme necessarie al Paese», perché «è chiaro a tutti - sottolinea - che l'Italia è in una trappola e non ce la fa ad uscirne».
Di quale trappola parla? «Questi diciassette anni di bipolarismo, che non ha portato alle riforme. Funziona nelle città, ma non al governo. Ha fallito nel creare un centrodestra europeo e un moderno centrosinistra. Si è fondato sulla delegittimazione dell'avversario politico».
Ma la maggioranza, in questi giorni, più che alle riforme guarda ai problemi interni. Berlusconi ha visto Casini ma dalla Lega è subito arrivato lo stop all'Udc. Cosa ne pensa? «Penso che sarà la Lega a staccare la spina a questo governo... Berlusconi, infatti, si è ormai reso conto che il suo governo dipende esclusivamente dalle volontà del Carroccio. E per questa ragione cerca di riaprire altri dialoghi. Ma sul piano sostanziale se la Lega, che ormai è azionista decisivo del bipartito di maggioranza, non incasserà i dividendi annunciati nel Nord col federalismo, si chiamerà inevitabilmente fuori. Perché lo scopo vero di questo partito non è unire e guidare, ma dividere il Paese».
E Casini a quel punto potrebbe tornare in gioco. Da qui l'incontro a cena? «Di cene se ne fanno a centinaia. E Berlusconi se vuole complottare con qualcuno ha mille occasioni per farlo, senza finire sui giornali. Di Casini condivido molte scelte politiche. Così come ho condiviso le sue critiche sulla manovra e sul federalismo fiscale. Ora c'è da chiedersi, però: qual è la sua strategia? Perché se non si concretizza la strategia che io chiamo Terzo Polo, con obiettivi ben precisi, allora Casini rischia un predellino bis. Perché Berlusconi, in questi anni, ha già dimostrato di essere il più concreto nelle strategie, ma anche il più veloce e il più furbo».
Pensa che il terzo polo sia l'approdo naturale anche per Casini? «Sì. Certo, il terzo polo non sarà solo un'aggregazione di partiti, di questo o quel capo, ma un soggetto capace di fare proposte al Paese per l'uscita dalla crisi, che ci inchioda e ci impoverisce. Perché l'Italia è in trappola, e insieme dobbiamo trovare il modo di farla uscire per superare una crisi economica strutturale: il senso di questa nuova aggregazione sarà per mettere in piedi le riforme».
Ma il terzo polo non è mai decollato, e poi chi farà il leader? «Intanto creiamone le basi. Api sta crescendo ogni giorno, ma non vogliamo essere un partito in più; progettiamo di unirci, di concorrere alla forza centrale della politica futura. Quanto alla leadership, si conquista sul campo. Si vedrà alla prova del coraggio, delle idee e dei fatti».
Lei vede un rischio elezioni? Il presidente Schifani ha sostenuto che se non si trova una pace strategica con Fini c'è il rischio rottura... «Non metto il becco nel dissidio tra il presidente della Camera e quello del Senato. Di certo Fini è un leader politico e cofondatore del Pdl. A Schifani chiediamo, invece, di essere un buon presidente del Senato. Ciò detto non credo che ci sarà la crisi di governo, perché tutti corrono il rischio di trovare un quadro peggiore di quello che lasciano. Ci vorrebbe un governo del presidente, ma non vedo oggi la disponibilità a condividerlo da parte di Berlusconi. Temo, quindi, logoramento, proliferazioni di correnti nel Pdl, paralisi delle riforme».
E il Pd cosa farà? «II Pd è sempre abbastanza qualcosa. È abbastanza favorevole al federalismo, è abbastanza favorevole alle primarie, è abbastanza socialdemocratico, è alquanto favorevole alle riforme della giustizia. Ma anche, spesso, abbastanza contrario. Alla fine di tutto questo essere abbastanza qualcosa, rischia di non rimanere nulla».



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