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dom 21 apr. 2019
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Né con Pannella Né con Bordin

• da L'Opinione delle Libertà del 13 luglio 2010

di Dimitri Buffa

Questa separazione era nell'aria da tempo. Lavorare nel modo migliore è - assieme all'amore - il motore del mondo. Le tue scelte, caro Massimo, mi convincono sempre". "Massimo abbi pazienza questo tuo essere politically correct nei confronti di Pannella è stucchevole! Tutti noi riconosciamo il valore di statista a Marco... Nessuno gli nega ì suoi meriti politici e non... E' altrettanto vero che specie negli ultimi anni sta trasformando il Partito, la Radio e... la galassia Radicale in una continua "autoreferenzialità pannelliana" difficile da sopportare per noi semplici elettori o estimatori... quei logorroici monologhi dopo la tua rassegna stampa... Inascoltabili... dai... Tutti amiamo Marco. Ma qualcuno dovrebbe dirgli che forse è il momento di lasciare il passo...". I commenti suddetti sono solo due delle decine che il direttore uscente (forse) di Radio radicale sta ricevendo in queste ore nella propria pagina su Facebook. C'è anche chi ha aperto un gruppo "Senza la voce di Bordin non è mattina", e insomma il culto della personalità sembra essersi traslato dal padrone del partito Marco Pannella al reggente di Radio radicale, Massimo Bordin. Che sabato ha rese note le proprie dimissioni irrevocabili da direttore della radio di informazione più importante d'Italia, dopo 20 anni di onorata carriera. Difficile non prendere una posizione sciasciana tipo "né con Pannella né con Bordin". Due ore di conversazione settimanale della domenica, 35 minuti dedicati a un battibecco con pochi precedenti nei rapporti tra editori e direttori, non sembrano avere ancora risolto il mistero. Pannella ritiene che Bordin si stia "astenendo dalla lotta". L'interessato dice che non vuole farsi mangiare, anzi divorare. Certo per un partito che ha dato all'Italia il divorzio, e nel quale ogni matrimonio politico al proprio interno sembra invece indissolubile, il paradosso è grande. Bordin, da quel che ha voluto fare capire, non ha preso tanto una decisione politica quanto esistenziale, forse persino umana. Dopo venti anni di lavoro molto intenso, sulla soglia dei sessanta, se non oltre, semplicemente può avere voglia di riposarsi. Di guardarsi intorno, magari di scappare a Timbuctu con una venticinquenne... vallo a sapere. Ma il convento radicale, oltre a passare spesso degli stipendi non proprio da nababbi, pretende una disciplina ferrea per chi "ora et labora" con Pannella e la Bovino. E a Bordin forse questa "regola"cominciava a star stretta.



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