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Porta(ta) a porta(ta)

• da Il Foglio del 14 luglio 2010

Mica solo Porta(ta) a porta(ta). Dopo l'exploit gastronomico-politico di Vespa - con decise innovazioni rispetto al desco televisivo: un segretario di stato vaticano e manco mezza gnocca - tutto il miglior mondo giornalistico è in fermento. Ognuno, prima di partire per le ferie, aspira a organizzare la propria cena di riferimento: chi vuol rifare il centro, chi salvare il bipolarismo, chi ha delle mozzarelle di bufala in scadenza. Così, esaurita la stagione in video, i giornalisti televisivi inaugurano felicemente quella culinaria - perché Vespa, che già si atteggia a Terza Camera, non divenga pure Prima Cucina della Seconda Repubblica. Chiuso Ballarò, Giovanni Floris ha trovato ancora aperto l'omonimo mercato, quindi ha fatto rifornimento di sarde, ricotta e cassate, poi ha adunato intorno al desco monsignor Fisichella, Massimo D'Alema e il governatore Lombardo. "Su incarico dei Santo Padre, dovrò riconvertire l'Europa al cristianesimo", ha confidato il prelato. "Su incarico mio, dovrò riconvertire la stessa alla socialdemocrazia", ha aggiunto D'Alema. Ha sentenziato Lombardo, alzando per un brindisi il calice del rosolio: "Con rispetto parlando: minchiate, le vostre... Pensate che da martedì Berlusconi si occuperà di persona della Sicilia". Alessio Vinci, in attesa che Matrix riapra e se lo prenda Chiambretti, e volendo ribadire la sua antica provenienza dal giornalismo americano, ha organizzato una cena a base di hot dog e senape, ospiti tutti i testimoni del delitto di Garlasco, l'intero cast dei Cesaroni, Cesara Buonamici, due o tre del Grande Fratello liberi da serate in discoteca, l'onorevole Giorgio Stracquadanio. Con la Cnn a tutto volume, poco si è capito della conversazione. Un commensale assicura di aver captato la definizione "nano usurpatore", ma tutti i presenti assicurano che non c'era alcun riferimento al Cav. Enrico Mentana, volendo innovare il Tg de La7 e il rito scontato della cena, si è limitato a una serata di olive e Martini con il suo amico Carlo Rossella, con l'amico (per proprietà transitiva) Della Valle. Piroso all'ultimo momento non si è presentato. "It's a long way!", ha salutato Chicco. La serata è stata allietata dalla visione del "Meglio dell'ultima stagione di Matrix". Si è captato un "ehi, avete visto l'americano?", ma tutti i presenti assicurano che non si è mai parlato di Obama. Con il rischio bavaglio che non permette adeguata masticatura, Michele Santoro ha presentato ai suoi commensali una sobria panzanella e un più invitante pinzimonio. Luigi De Magistris sedeva al lato opposto del tavolo rispetto a Tonino Di Pietro. L'avvocato Ghedini ha lodato incredulo l'olio con cui ha condito la panzanella. "E' ciociaro? - ha esclamato Ma va là!". Travaglio ha voluto assicurazioni che non fosse in arrivo Nicola Porro, pur dotato di ottimo olio pugliese. Vauro, invitato, ha declinato: "La satira la faccio solo a pagamento". L'infedele e fenogliano, Gad Lerner ha riunito presso la sua casotta nel Monferrato il priore di Bose, una studiosa femminista di Hannover, un economista di Messina, l'onorevole Tabacci, un sociologo del Mulino, una monaca smonacata di Concorezzo (provincia di Monza), l'ingegner De Benedetti, il professor Salvati. Della cena nessuno ha avuto modo di lamentarsi, anche perché prioritariamente tutti si lamentavano della voracità delle zanzare indigene. Gianluigi Paragone ha avuto ancora "L'ultima parola" nella conversazione a cena con Renzo Bossi, tre produttori di latte e uno steward di Malpensa.



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