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Piemonte, la lunga notte del Tar

• da la Repubblica del 16 luglio 2010

di Paolo Griseri e Vera Schiavazzi

Il Piemonte ha trascorso ieri l'ultima notte dopo le elezioni. Una camera di consiglio lunghissima quella che ha preceduto la decisione del Tar sui ricorsi del centrosinistra contro alcune liste che appoggiavano il leghista Roberto Cota, vincitore delle regionali di fine marzo. Due ricorsi potenzialmente decisivi perché lo scarto a vantaggio di Cota, poco più di 9.000 voti, è stato talmente basso che escludendo dalla competizione anche una sola delle liste contestate, l'esito del voto risulterebbe ribaltato e Mercedes Bresso sarebbe riconfermata alla guida della regione. In alternativa, un accoglimento dei ricorsi potrebbe comportare il ritorno alle urne (presumibilmente in autunno). In quel caso è assai probabile che il centrosinistra abbandoni la candidatura di Bresso a vantaggio di quella di Sergio Chiamparino, sindaco di Torino a fine mandato e in grado di raccogliere molti consensi anche nell'elettorato moderato. Ieri pomeriggio la discussione di fronte al Tar è stata particolarmente accesa. I due ricorsi contestavano la legittimità di quattro diverse liste. Il caso più grave è quello della formazione intitolata «Pensionati per Cota» contro la quale è tuttora in corso un processo penale per aver falsificato le firme necessarie alla presentazione. Sotto accusa sono il consigliere regionale Michele Giovine e il padre Carlo. La lista ha raccolto 27 mila voti, tre volte lo scarto tra Bresso e Cota. «Quei voti - ha detto in aula l'avvocato del centrosinistra Enrico Piovano -sono da considerarsi nulli». Tesi contestata dai legali di centrodestra: «Nessuno può pensare che chi ha votato Pensionati per Cotà intendesse votare per Mercedes Bresso. La volontà dell'elettore, al di là di ogni altra considerazione sulla falsificazione delle firme, è evidente». In effetti la legge regionale attribuisce la vittoria al candidato presidente che ottiene piùvoti facendo passare in secondo piano il voto di lista. Non meno complessa fa discussione sull'altro ricorso, quello che riguarda la regolarità della presentazione di tre liste di centrodestra: Verdi Verdi, Scanderebech e Consumatori. Contro i Verdi-Verdi si sono presentati gli avvocati dei Verdi e del Wwf sostenendo che la lista era stata costruita appositamente per ingannare l'elettore. Più articolata la contestazione al consigliere regionale Deodato Scaderebech che ha raccolto le firme come se fosse ancora consigliere dell'Udc (e dunque a sostegno di Bresso) mentre era già migrato nel centrodestra a sostegno di Cota. Mentre in aula si discuteva Cota e Bresso proseguivano nell'attacco reciproco in un inedito supplemento della campagna elettorale di aprile: «Il voto dei Piemontesi al presidente è stato chiarissimo», ha detto Cota meritandosi l'accusa di Bresso di «non conoscere le regole della democrazia». Al di là del pronunciamento del Tar, è chiaro che una parte del centrosinistra piemontese ha sperato in queste settimane che la vicenda potesse offrire l'occasione per rigiocare una partita persa malamente in primavera. Quando era cominciato a circolare il nome del leghista Roberto Cota come suo avversario alle regionali, Bresso aveva detto che si trattava «dell'avversario migliore», contro il quale sarebbe stato più agevole vincere. Che in quella campagna elettorale siano stati commessi degli errori è evidente dal fatto che oggi i vertici del centrosinistra pensano di candidare Chiamparino in una eventuale riedizione del voto regionale. Ma un nuovo voto arriverebbe al termine di una campagna elettorale infuocata con la Lega mobilitata ad accusare i giudici di aver favoritola sinistra in una escalation dagli esiti imprevedibili.



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