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I due affaristi nullatenenti

• da Corriere della Sera del 19 luglio 2010

di SERGIO RIZZO

 

In questo Paese refrattario come pochi altri alta fedeltà fiscale siamo stati abituati a ogni genere di nefandezza. Nababbi completamente sconosciuti al Fisco. Ricchissimi evasori con l'alloggio popolare. Scatole cinesi e società di comodo costituite al solo scopo di occultare immensi patrimoni personali. Poveracci con la social card che affittano ville a Porto Cervo. Per non parlare delle mogli di facoltosi professionisti destinatarie di indennità di disoccupazione agricola, o addirittura dei mafiosi titolari di pensione sociale, Mancava soltanto che un personaggio come Flavio Carboni, del quale tutto si può pensare tranne che sia povero in canna, risultasse nullatenente. Nullatenente lui e nullatenente, come avrebbero entrambi dichiarato ai magistrati, anche Pasquale Lombardi, un signore coinvolto insieme al famoso faccendiere 78enne nell'inchiesta sugli affari della fantomatica P3: così è stata battezzata la nuova presunta consorteria tra affaristi e politici sbocciata fra pale eoliche e leggi ad personam. Una situazione che potrebbe far venire in mente qualche episodio di film comici degli anni passati, tipo «Totò truffa». Se non fosse invece, terribilmente e drammaticamente seria. Sorvoliamo sulla sfrontatezza, che pure è un dettaglio non trascurabile, perché denuncia l'assoluta fiducia nell'impunità. E sorvoliamo pure sui risvolti penali dell'inchiesta: la magistratura accerterà le responsabilità e punirà, confidiamo, i responsabili. C'è però da chiedersi come una persona attraverso le cui mani sono notoriamente passati soldi (tanti soldi) e affari (grossi affari), proprio per il coinvolgimento in questioni dove il denaro era l'elemento fondamentale, possa dichiararsi nullatenente. Difficilmente ciò sarebbe possibile in un Paese che presta attenzione ai rapporti fra il cittadino e le imposte che tutti devono onorare per rispettare il contratto sociale al quale siamo vincolati. Siamo sicuri, per esempio, che negli Stati Uniti un signore più volte sottoposto a inchieste per vicende come quelle per cui la magistratura italiana si è interessata al signor Carboni, sarebbe stato passato ai raggi X dalla polizia tributaria non una, ma più volte. Con estrema attenzione, per giunta. Esistono casi clamorosi che dimostrano come in America, quando c'è di mezzo il Fisco, non si scherza proprio. Basterebbe ricordare che Al Capone finì al fresco non in quanto gangster, ma perché non aveva pagato le tasse. Non sappiamo se e quante volte negli anni passati la posizione fiscale di personaggi così noti, che pure si sono dichiarati indigenti, sia stata oggetto di verifiche, ma è lecito porsi la domanda vista la condizione di povertà da lui denunciata. Né sappiamo i risultati che avrebbero dato questi eventuali controlli: però devono essere stati piuttosto scarsi. Certamente un bel test per il nuovo redditometro con il quale il Fisco si propone ora di contrastare l'evasione fiscale. Quanti Carboni nullatenenti potremmo scoprire?


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