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Uno scatto d'orgoglio

• da Corriere della Sera ? ed. Milano del 19 luglio 2010

di Sergio Harari

 

Il Tar della Lombardia ha appena annullato la delibera comunale del dicembre 2009 che concedeva l'esenzione dal pagamento del ticket Ecopass ai veicoli diesel delle classi comprese tra euro 0 e euro 3 con filtri antiparticolato montati dopo l'acquisto; poche settimane fa venivano proposti cinque referendum per risolvere alcuni degli annosi problemi di Milano. I due fatti hanno entrambi in comune il merito di riaprire il dibattito e obbligare la politica a fare, volente o nolente, delle scelte. Sono trascorsi 25 anni dal maggio del 1985, quando i1 70% dei milanesi votò a favore della chiusura al traffico della cerchia dei Navigli. Il referendum, fortemente voluto dall'allora sindaco Carlo Tognoli, fu votato in concomitanza alle elezioni amministrative, e fu un successo al di là di qualsiasi aspettativa. La chiusura del centro storico si diluì poi progressivamente tra deroghe e permessi e fu poi definitivamente abolita dalla giunta Formentini nel luglio del 1994. Sono passati già 10 anni da quando Guido Vergavi scriveva su queste pagine: «Si ripristini la chiusura e si chiamino i cittadini a votare sul suo allargamento alla cerchia dei Bastioni spagnoli. Palazzo Marino lo faccia prima che una raccolta di firme, organizzata da un giornale o da un movimento d'opinione, non lo obblighi a riflettere sulla scarsa democrazia di quel calpestare i risultati di un referendum popolare». I problemi, oggi, sono gli stessi di allora: traffico, inquinamento, vivibilità della città. I cinque referendum proposti recentemente dal verde Fedrighini, dall'ex assessore della giunta Moratti, Croci, e dal radicale Cappato sono ambiziosi e forse perfino provocatori nella loro propositività: dimezzare traffico e smog attraverso l'estensione di Ecopass, la pedonalizzazione di vaste zone del centro e il potenziamento dei mezzi pubblici; raddoppiare il verde pubblico e il numero di alberi; imporre regole più rigide contro l'inquinamento degli impianti di riscaldamento non ecologici; risistemare la Darsena come porto di Milano; infine conservare, anche dopo il 2015, il parco agroalimentare che verrà realizzato per l'Expo. I referendum avranno successo? Non lo sappiamo ma, se raccoglieranno le 15 mila firme necessarie; obiettivo facilmente raggiungibile, avranno già ottenuto un risultato: obbligheranno la giunta a uno scatto politico per uscire dall'angolo del ring dove si ritrova ormai chiusa anche per sua stessa colpa. Alcuni temi referendari sembrano incontrare la sensibilità dei milanesi, è il caso del raddoppiamento del numero di alberi in città: solo la settimana scorsa il sondaggio effettuato da Ispo per il nostro giornale registrava 92% di intervistati favorevoli a questa ipotesi. I nostri concittadini sono stufi di dover subire una città che amano ma che non rispetta la loro salute e le loro esigenze, il desiderio di farsi sentire e di intervenire è palpabile. Basti pensare al successo dell'iniziativa «Manifesto per Milano» lanciata da queste pagine, e di serate come quella organizzata un mese fa dai comitati cittadini al teatro Puccini, alla quale partecipò con intelligente sensibilità all'ascolto anche il sindaco Moratti. È bene che la politica ne tenga conto e cerchi con coraggio, almeno stavolta, soluzioni concrete.


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