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Maggioranza due volte bocciata sulle missioni internazionali

• da Liberazione del 22 luglio 2010

di Giorgio Ferri

Aria fritta in Parlamento. La maggioranza è andata sotto per ben due volte alla Camera durante il voto sul rinnovo annuale delle missioni militari all'estero, fra cui quella in Afghanistan. Il testo finale è stato comunque approvato con 484 sì, 25 no e 11 astenuti. L'adesione bipartizan toglie valenza politica all'episodio che tuttavia segnala la presenza di malessere e disorientamento tra le file della maggioranza. In particolare tra i banchi del Pdl le cui troppe assenze sono all'origine del doppio incidente avvenuto al momento della votazione di due emendamenti del Pd, appoggiati anche dall'Udc, passati per pochi voti di scarto nonostante il parere negativo del governo. Rispettivamente con 258 sì, 254 no e un astenuto e 256 sì, 254 no e tre astensioni. Sul primo voto nel gruppo Pdl c'era il 72% di presenze (nel Pd il 91%). In pratica 195 deputati su 270 (dei 75 assenti, 43 erano giustificati perché in missione). La Lega era presente con l'84% dei suoi (9 assenti di cui 6 in missione). Sostanzialmente identici i numeri della seconda votazione quando erano presenti 196 deputati del Pdl. I due emendamenti approvati non hanno particolare rilevanza politica, si riferiscono solo a modifiche tecnico-regolamentari dell'articolo 3 del decreto di proroga prive anche d'incidenza sull'impatto economico del testo. Per Enrico La Loggia, deputato del Pdl e presidente della commissione parlamentare per l'Attuazione del federalismo fiscale, l'episodio va ridimensionato. «Non c'è nulla di politico», ha detto, si sarebbe trattato soltanto di un mero infortunio legato alle assenze di qualcuno allontanatosi materialmente dall'Aula. Tuttavia il leghista Stefano Stefani non la pensa allo stesso modo. Il presidente della commissione Esteri, che preoccupato delle assenze tra le fila della maggioranza aveva tentato in tutti i modi di chiedere la sospensione dei lavori, trattiene con faticala sua furia: «Siamo stati battuti due volte perché qui c'è gente che non ha voglia di lavorare e pensa di stare a giocare... In Aula non c'erano né il presidente della Commissione Difesa, né un sottosegretario». Latitanza censurata con forza da Federica Mogherini, deputata del Pd che ha parlato di «inconcepibile assenza in Aula durante la votazione del decreto missioni del ministro della Difesa Ignazio La Russa e del presidente della commissione Difesa Edmondo Cirielli, mentre è comparso giusto in tempo per il voto finale il sottosegretario Giuseppe Cossiga. Invece di usare la retorica dei nostri ragazzi - ha sottolineato la segretaria della commissione Difesa di Montecitorio - il ministro La Russa farebbe meglio ad impegnarsi nei lavori parlamentari sui provvedimenti che riguardano le sue competenze». In una polemica nota di risposta, Cirielli ha qualificato di«cattivo gusto, oltre che istituzionalmente scorretto», che esponenti del Pd abbiano strumentalizzato la sua assenza dovuta alla presenza, insieme a La Russa, nel salone Internazionale dell'Aeronautica e dello Spazio (Airshow 2010) di Famborough a Londra, dove L'Italia partecipa con la sua industria bellica. Occupati a vendere e comprare armi non potevano certo votare. Al coro d'indignazione si è aggiunto anche il neofiniano Benedetto Della Vedova, che ha attaccato «la cialtronaggine di chi era assente senza giustificato motivo, una malattia-da cui è difficile guarire». Anche per l'esponente del Pdl proveniente dalle fila dei radicali ed oggi vicino al presidente della Camera, il governo sarebbe andato «sotto del tutto casualmente, senza una ragione politica il che è peggio». Constatazione condivisa da Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd, il quale ha affermato: «Questa maggioranza si tiene solo a colpi di fiducia». Certo è che in un Parlamento ormai esautorato delle sue funzioni legislative, chiamato unicamente a ratificare leggi presentate dal governo mentre vede cassate le proprie proposte per mancanza di copertura finanziaria, che non può nemmeno presentare emendamenti sulla legge di Bilancio e la manovra aggiuntiva ma deve solo votare mozioni di fiducia a raffica, può accadere che vi sia una certa disaffezione, un forte senso d'inutilità che porta a disertare le votazioni, soprattutto se agosto è alle porte.



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