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Reati sessuali, Bernardini: ineccepibile la sentenza della Consulta. Spetta alla pena e non al carcere preventivo la funzione di ridurre l'allarme sociale provocato da certi delitti

Roma, 22 luglio 2010

• Dichiarazione di Rita Bernardini, deputato radicale eletto nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera

Trovo ineccepibile la sentenza con la quale la Consulta ha dichiarato incompatibile con i nostri principi costituzionali la norma che prevede il carcere preventivo obbligatorio per chi è accusato di violenza sessuale. Ricordo infatti che già durante l'approvazione del decreto legge contenente misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, intervenni in Aula manifestando la mia netta contrarietà a qualsiasi forma di custodia cautelare obbligatoria la cui imposizione fosse dettata dalla legge sulla base del solo titolo di reato.

Definii quella scelta palesemente illegittima in quanto toglieva al giudice il potere di valutare, caso per caso, se la custodia cautelare in carcere fosse necessaria ed in quale misura, e ciò sulla base di una valutazione a priori fatta dal legislatore, secondo la quale chiunque è accusato di aver commesso un determinato reato debba essere, per ciò stesso, al massimo grado di pericolosità sociale.

La sentenza di oggi della Corte Costituzionale conferma il mio giudizio di ieri. Al Ministro Carfagna, che ha duramente criticato la decisione adottata dai giudici costituzionali, ricordo che anche la persona accusata di un reato di violenza sessuale è presunto innocente fino a sentenza definitiva, proprio come qualsiasi altro cittadino, e che legiferare in reazione a pur comprensibili reazioni dell'opinione pubblica, ovvero sulla base di episodi di piazza, rappresenta sempre una grave regressione della democrazia.

Peraltro, come scritto nella mozione sulle carceri approvata dalla Camera dei Deputati, l'abuso della carcerazione preventiva rappresenta una delle principali distorsioni della nostra giustizia penale e dell'attuale sovraffollamento carcerario, per cui il legislatore farebbe bene ad intervenire limitandone l'applicazione solo ove assolutamente necessario, proprio come previsto in ogni Stato di Diritto degno di questo nome, e non certo per saziare quella sete di giustizialismo e di vendetta spesso alimentati da vere e proprie forme di gogna mediatica.



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