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E Medvedev, diplomaticamente, bacchetta Berlusconi e la politica linguistica "solo inglese"
Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell'associazione radicale "Esperanto".

24 luglio 2010

Pochi, per non dire nessuno, si sono accorti della stoccata lanciata da Medvedev alla conferenza stampa di ieri di Berlusconi con il Presidente della Federazione russa, nei confronti della politica linguistica "solo inglese" del Presidente del Consiglio.

Ad una domanda di una giornalista russa circa le iniziative approntate per il 2011 come "Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e russa in Italia" - di cui aveva inizialmente parlato - Berlusconi risponde che «il fulcro delle attività saranno nel campo del turismo e dei grandi eventi televisivi» ma, la replica diplomatica e di spessore culturale alla risposta "furba" del Presidente del Consiglio non si fa attendere: «Una cosa abbastanza evidente - spiega il Presidente della Federazione russa - è che i russi amano molto la cultura italiana e la lingua italiana.
Oltre a un grosso flusso turistico, che adesso esiste in entrambe le direzioni, io vorrei che "l'anno della cultura e della lingua italiana in Russia e russa in Italia" fosse ricordato non solo come appunto attraversamento di frontiera del confine dai nostri cittadini ma anche da eventi culturali, da mostre, non solo farli vedere nei mass media, in televisione, ma è veramente molto importante attirare l'attenzione anche sullo studio delle lingue, italiana e russa [...] Abbiamo le facoltà, le università dove viene studiata la lingua italiana. Per avere questi contatti più pieni di contenuto, per capirci meglio, per conoscere meglio anche la cultura dei nostri Paesi, o la vita quotidiana dei nostri Paesi, è molto importante che i giovani imparino le lingue. Penso che non deve essere soltanto la lingua inglese».
Risulta evidente come la politica linguistica "solo inglese" stia danneggiando non solo l'italiano in Italia, come si vede dal sempre più basso indice di competenza linguistica dei nostri giovani ma, soprattutto, mette a repentaglio lo studio della lingua e della cultura italiana nel mondo e "l'avvertimento" di Dmitrij Medvedev ne è segnale forte e chiaro.

 



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