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Per il «terzo polo» un potenziale del 22%

• da Corriere della Sera del 26 luglio 2010

di Renato Mannheimer

La situazione politica del nostro Paese appare a molti osservatori in una fase di stallo. Il centrodestra, che pure gode di una larghissima maggioranza parlamentare, sembra in difficoltà proprio su quella politica del «fare», che ha rappresentato uno dei temi principali su cui, a suo tempo, ha convinto l'elettorato. Ciò a causa sia dei conflitti e delle contraddizioni interne, sia dei continui scandali («mediatici» secondo Berlusconi) che, come mostrano i sondaggi più recenti, sono arrivati a erodere fortemente la credibilità dell'esecutivo. Dall'altro verso, l'opposizione non sembra navigare in acque più tranquille: anche qui sono all'ordine del giorno i dissidi interni e la difficoltà ad assumere un ruolo propositivo. E anche qui, di conseguenza, risulta calare progressivamente la popolarità rilevata dalle ricerche di opinione. Di fronte a questo quadro, molti analisti suggeriscono l'opportunità della nascita di un terzo polo, che si collochi al centro dello scenario politico e che attragga, se possibile, anche figure provenienti dall'esterno di quest'ultimo. Quali sono le potenzialità elettorali di questa nuova aggregazione? Di fronte al quesito «prenderebbe in considerazione la possibilità di votare per un terzo polo, ossia una forza di centro che unisca i moderati provenienti da ogni schieramento e che si distingua dalle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra?», il 22% - vale a dire più di un elettore su cinque - risponde affermativamente. Si tratta del mercato potenziale, vale a dire dell'espressione di una disponibilità generica e non ancora dell'intenzione consolidata di votare questa forza. L'interesse pare ancora più accentuato tra i più giovani fino ai 25 anni ove la potenzialità giunge al 27%. Circa la metà (49%) dei votanti potenziali per il Terzo Polo è formata da elettori che già si sentono «di centro». Ma una quota rilevante proviene anche da chi oggi si definisce di centrosinistra o di centrodestra. Sin qui le potenzialità. Ma quanti, se domani si tenessero le elezioni, sceglierebbero davvero il terzo polo? In assenza di una proposta chiara e completa, è naturalmente difficile fare previsioni precise. Ma, alla domanda sull'intenzione reale di voto, almeno il 16% (senza contare un n% di indecisi) afferma senza esitazione di volere scegliere la nuova possibile formazione politica. Se ciò accadesse, si assisterebbe all'ingresso in campo di una forza capace di condizionare fortemente tutto l'assetto attuale. Ed è particolarmente significativo il fatto che, tra gli elettori che dichiarano di voler votare per il terzo polo, ben il 28% affermi di essere oggi indeciso su cosa scegliere tra le forze politiche in campo o di essere tentato dall'astensione. Insomma, la nuova formazione politica potrebbe tendenzialmente raccogliere una buona parte di quei cittadini che si sentono sempre più «lontani» dall'offerta politica attuale.



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