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SUICIDIO IN CARCERE A GORIZIA: DICHIARAZIONE DI GIANFRANCO LEONARDUZZI

23 maggio 2004

"Dispiace rilevare di nuovo che, dopo il suicidio in carcere a Gorizia dell'udinese Davide Benati, la nostra regione contribuisca a incrementare il triste primato che il nostro paese detiene, quello dei detenuti che si tolgono al vita all'interno di un carcere. Dopo gli episodi di Tolmezzo e quelli di Udine, ora è la volta di Gorizia. Un'altro giovane detenuto si è suicidato. Non molto tempo fa, con i parlamentari radicali Turco e Cappato, visitammo le strutture carcerarie della nostra regione, la maggior parte dei detenuti lamentava l'assenza delle condizioni previste dalle legge, magistrati troppo rigidi, programma quotidiano concentrato in poche ore, decine di istanze rimaste senza risposta ad intasare gli uffici, riduzione dei tempi della carcerazione in attesa di giudizio, sburocratizzazzione della concessione della libertà anticipata per buona condotta. A Gorizia le celle sono superafollate e non esiste alcuna attività rieducativa come invece prevede la legge. I carcerati passano la maggior parte della loro giornata chiusi in cella senza la possibilità di studiare o frequestare corsi di formazione, che, nel caso del ventenne Davide Benati, avrebbero sicuramente avuto un effetto positivo visto l'interesse dell'udinese per lo studio, i computer e la meccanica. Abbiamo puntualmente denunciato il sovraffollamento e le condizioni dei detenuti e soprattutto delle detenute, prima che iniziassero i lavori in via Spalato a Udine. Le carceri della nostra regione stanno per esplodere, su una capienza tollerabile di circa 450 detenuti, la popolazione carceraria è di circa 760 persone, uno sbilanciamnto molto marcato che pone le condizioni di vivibilità molto precarie. Da tempo l'Italia è al primo posto nelle condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, oltre che per la lentezza dei processi, l'Italia è stata condannata per violazioni nell'affidamento dei minori, carcerazione preventiva o trattamento di minoranze. La situazione è ormai insostenibile, e le conseguenze sono l'incremento degli atti di violenza e soprattutto di autolesionismo come accaduto a Davide. Sorprende che questo governo, molto attento ad occuparsi di alcuni casi di giustizia "particolari", non attui i provvedimenti necessari affinchè non si ripetano le stesse violazioni, invece di venire continuamente accusato di uno scandaloso ritardo nell'eseguire le sentenze dei giudici europei."

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Fonte "il gazzettino Di UDine
UDINESE DI VENT'ANNI SUICIDA IN CARCERE A GORIZIA
Suicida in carcere a 20 anni. È l'ipotesi sulla quale sta indagando la magistratura di Gorizia dopo la scoperta l'altra notte in una cella dell'Istituto di pena del capoluogo isontino, del corpo senza vita di Davide Benati, già residente a Udine. L'inchiesta non può prescindere dall'esame autoptico che chiarirà circostanze e dinamica della morte. L'allarme è stato dato poco dopo le due. Ogni soccorso è stato inutile. La direzione del carcere ha informato i familiari e il legale, avvocato Pieraurelio Cicuttini. Davide Benati viveva con i nonni e la madre a Udine. Era incappato nei rigori della legge, piccole cose, furti d'auto, vetture che solitamente venivano ritrovate dagli agenti sotto casa, momenti di «follia» ai quali seguivano ripetute promesse di cambiare.
Davide Benati aveva subito l'ultimo arresto a gennaio. Stavolta l'aveva combinata grossa mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Al volante di un'auto rubata (aveva sostenuto di essere stato sotto l'effetto di psicofarmaci) era stato protagonista di una folle fuga con il rischio di impatto contro un convoglio ferroviario al passaggio a livello di Santa Caterina. La procura gli ha contestato attentato alla sicurezza dei trasporti. Appena due giorni fa Davide Benati era stato accompagnato a Udine per l'udienza preliminare. «Era arrabbiato - ha ricordato il suo legale - perché sperava di uscire. Considerati i precedenti, non era possibile. Gli avevo spiegato che avevo ottenuto di celebrare un giudizio abbreviato condizionato alla perizia sulle sue condizioni». Il giudizio era stato rinviato al 7 luglio. Davide non ha atteso: la disperazione è stata più forte della voglia di vivere


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