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RADICALI, BATTAGLIA DAL CARCERE (Il Piccolo /pagina Trieste)

6 gennaio 2002


Firme tra i detenuti per nuove leggi su giustizia, pensioni, sanità, libertà di ricerca

Una visita lampo al carcere del Coroneo dove, il prossimo sabato, i radicali inizieranno proprio tra i detenuti la raccolta firme per le venticinque proposte di legge d'iniziativa popolare. Una scelta voluta perché, secondo i promotori, «le carceri sono lo specchio del disagio in cui vive la società, nonché la testimonianza che il proibizionismo non paga».

Giudizi espressi ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, dal parlamentare europeo Marco Cappato e dal responsabile locale Marco Gentili. «Il Coroneo ospita 224 detenuti, su una capienza teorica stimabile in 190, e possiamo definirla una delle carceri italiane - ha detto Cappato - dove le situazioni sono buone. Gli agenti sono però 107, per un rapporto inverso dei tre per detenuto, e solo 24 reclusi sono lavoranti. Il 50% dei detenuti sono extracomunitari, appartenenti a dodici nazionalità diverse, con evidenti problemi di lingua, religione e mancanza di visite. Tra i 224 detenuti 50 sono tossicodipendenti. Questi dati - ha proseguito - dimostrano che i proibizionismi e le illegalità si abbattono sulle fasce deboli della popolazione».
Iniziare la raccolta firme (ne servono 50 mila) nelle carceri diventa quindi un simbolo per parlare ad esempio di droga e prostituzione dove, secondo i radicali, sono le leggi proibizioniste «a produrre crimine» e andrebbe invece «legalizzata la prostituzione e le droghe, con la somministrazione controllata di eroina e la marijuana terapeutica». Vecchie battaglie radicali che vanno a sommarsi a quelle della giustizia. «In questo momento c'è la rissa e non la riforma della giustizia - ha spiegato Cappato - mentre noi vogliamo imporre il dibattito parlamentare. Il nostro programma può intercettare gli interessi, materiali e ideali, di vari gruppi sociali da contrapporre alla politica della rissa». L'obiettivo è di raggiungere in due mesi, altrimenti vanno perse le 15 mila firme già ottenute, le sottoscrizioni necessarie, per poi «raccogliere le maggioranze sociali». Poiché in Parlamento, a parte qualche deputato con doppia tessera, i radicali non sono presenti. «Se riusciamo a dibattere possiamo vincere» lo slogan di Cappato che, pur definendo moralistiche le parole di Berlusconi sulla «pulizia delle strade e la riapertura delle case chiuse», bussa alla porta del Cavaliere.
Alla Casa delle liberta ma anche al Centrosinistra, «se saprà abbandonare il piagnisteo giustizialista». Le firme per quello che i radicali definiscono «programma di governo liberale, liberista e libertario» variano dalla giustizia alle pensioni, dalla riforma della sanità alle battaglie per eutanasia, aborto, adozioni e libertà di ricerca e terapia. Fino a questo momento è arrivato l'appoggio dell'Arci-gay su tutte le proposte «libertarie» (in primis le unioni civili tra omosessuali), ma la porta è aperta a tutte le forze politiche, specie a quei consiglieri comunali e provinciali che, grazie al loro mandato, possono autenticare le firme.

Pietro Comelli

06/01/02



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