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«Bonino e Pannella ministri; fare da portavoti non ci va»
ROMA Daniele Capezzone apprezza l'idea del "patto federativo” di Gasparri. Il segretario radicale pone però una condizione.

• da Libero del 31 agosto 2004, pag. 11

di Mar. Fer.

Come giudica la proposta di allargare la Cdl ai radicali?

"Rendo atto a Gasparri di muoversi da tempo con lungimiranza, avendo colto che il problema non è andare d'accordo su tutto ma sottoscrivere un contratto su alcuni punti precisi, come fu nel'93 col governo Amato. Ma premessa per qualunque dialogo è che cada la conventio ad excludendum contro Pannella e Bonino".

Che relazione c'è con la recente idea di un "Ppe italiano"?

"Mi pare che in questo modo Gasparri risponda ai suoi che non ha senso fare una Dc allargata".

Entrambe le proposte, però, indicano l'esigenza del centrodestra di rinnovarsi.

"L'esigenza c'è senz'altro. La Cdl ha 2 problemi: un territorio ormai al 7O% in mano al centro sinistra, che non è un buon viatico per le prossime Politiche, e la scomparsa di qualunque respiro liberale. Dov’è il Berlusconi del '94 che ipotizzava Pannella ministro? Perché Antonio Martino non dice una parola sul referendum sulla fecondazione assistita?".

Nella Cdl esiste una contrapposizione tra laici e cattolici?

"Non credo sia questo il problema. La stragrande maggioranza dell'elettorato cattolico distingue tra posizioni personali e leggi dello Stato, ha votato i referendum radicali, sul divorzio è stata con noi e oggi se potesse Io sarebbe di nuovo, sulla procreazione assistita".

Non è strano che ad aprire ai radicali sia un esponente di An?

"Non mi sorprende, quello che conta nelle persone è la lungimiranza, che Gasparri, come Sandro Bondi di FI, ha dimostrato".

Bondi dimostra interesse per la proposta di Gasparri ma parla di un Ppe dei cattolici.

"Ma ha anche detto chiaramente: con i radicali non andiamo d'accordo su aborto e droga, però attenzione a non discriminare".

Questi progetti di rilancio della Cdl vogliono comporre più le divergenze tra gli alleati o quelli tra le correnti?

"Spero né le une né le altre, sennò sarebbero fallimentari. Spero si rivolgano al Paese, alla gente, agli elettori".

Non c'è il rischio che l'allargamento della coalizione vanifichi il bipolarismo?

"No, perché noi non intendiamo essere il 42° partitino invitato a cena a Palazzo Grazioli. Chiediamo, ripeto, un contratto che ha "Non vedo difficoltà insuperabili coi cattolici come premessa necessaria la fine della pregiudiziale contro Bonino e Pannella".

Udc e Lega sembrano piuttosto assenti dal dibattito.

"Mi auguro che nessun partito della Cdl giochi alla rissa e che capiscano che i loro elettori sono in sintonia con noi".

L'idea di una casa "laico-riformista" potrebbe aiutare questo processo?

"Se non si tratta di mettere insieme i cocci dei partitini, perché in questo caso la cosa non interessa a nessuno".



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