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"Ankara in Europa è la carta vincente"
Emma Bonino: la Turchia sarà d'aiuto nella lotta al terrorismo

• da La Stampa del 12 settembre 2004, pag. 1

di Francesca Paci

"La vittoria nella lotta al terrorismo passa per Ankara". Risponde così l'europarlamentare radicale Emma Bonino ai dubbi dei commissari europei olandese ed austriaco sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea: "Solo l'alleanza con l'unico Paese musulmano davvero moderato può salvarci dai nichilisti di Al Qaeda".

Secondo un sondaggio del "German Marshall Fued" solo il trenta per cento degli europei guarda con favore la candidatura della Turchia a Bruxelles. Perché, secondo lei?

"C'è un forte pregiudizio fondato sulla scarsità delle informazioni. La Commissione di cui faccio parte ha valutato l'impatto demografico degli eventuali nuovi soci. Nel 2015 l'Europa dei venticinque Paesi avrà 456 milioni di abitanti. Se entrassero Romania, Bulgaria e Turchia saremmo 567 milioni: la Turchia con i suoi 82 milioni rappresenterebbe appena il 14,4%. Non vedo, tutto questo allarme invasione".

Eppure, domina lo scetticismo. Anche i turchi non sembrano proprio entusiasti. Il 73% sogna l'Unione per ragioni economiche e appena il 52% esprime giudizi positivi sull'Europa. Come lo spiega?

"Il Vecchio Continente ha un problema di identità: siamo davvero così insicuri della nostra cultura da rispolverare il vecchio spauracchio "mamma li turchi"? In Turchia è diverso, non si sentono accettati e reagiscono male. Vi racconto una battuta che circola tra Ankara e Istanbul. Sapete cosa chiedono gli europei ai bulgari per entrare nell'Unione? La data della prima bomba atomica. E ai romeni? Il luogo dove fu sganciata la prima bomba atomica. E ai turchi? L'elenco di tutte le vittime della prima bomba atomica per nome e cognome in ordine alfabetico."

Chi teme la Turchia, vede un Paese con il 66,8% della popolazione musulmana. E oggi, l'Islam fa paura. Perché ritiene che sia una preoccupazione infondata?

"Perché abbiamo già quindici milioni di musulmani in Europa e non mi sembra che ci conviviamo molto bene. La Turchia è l'unico paese islamico davvero moderato, che ha separato da tempo la religione dalla politica. Sono loro i nostri partner nella guerra contro il terrorismo".

Come si vince questa guerra?

"Con la politica, le armi non servono. La Turchia è esattamente come noi un bersaglio dei fondamentalisti, è ora di fare fronte comune, c'è uno scontro in corso tra società aperta e chiusa, inutile nascondersi".

I pacifisti rivendicano il diritto a non schierarsi. Come le due "Simone" sequestrate in Iraq: né con le bombe americane né con i terroristi. Pensa che sia possibile?

"Non c'è alcun dialogo possibile con i tagliatori di teste. Vedo con piacere che finalmente anche le comunità musulmane europee, dopo lunghi anni di silenzio, cominciano a denunciare l'integralismo. Le due cooperanti di "Un ponte per." sono state rapite, come i militari, i giornalisti, gli autisti nepalesi. I nemici della democrazia non fanno le nostre distinzioni".

Vuol dire che non c'è spazio per il soccorso umanitario in questo scontro tra società aperta e chiusa?

"L'umanitario nasce dopo la seconda guerra mondiale per dare un volto meno crudele alla guerra. Sono i terroristi che violano le regole. In Iraq, come in Darfur, dove sono stati sequestrati otto lavoratori delle Nazioni Unite. Se fosse possibile un confronto, chi lavora per la popolazione civile sarebbe risparmiato. Invece no: noi siamo ancora qui a dividerci sulle sfumature e l'alleanza dei terroristi si rafforza".

Il governo italiano tenta la via dell'unità nazionale per ottenere la liberazione delle due connazionali. E' d'accordo?

"Ogni mezzo va tentato. Ma soprattutto bisogna fare fronte comune. Destra, sinistra, Stati Uniti, Turchia, mondo musulmano moderato, intellettuali arabi laici, società aperta contro società chiusa".



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