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Diventa più piccola l'Africa che mutila le donne
Chiusa la conferenza di Nairobi

Nuovi Paesi firmano il trattato che mette al bando la pratica dell'infibulazione

• da La Stampa del 19 settembre 2004, pag. 11

di Antonella Rampino

"Ma insomma, non capite? Se portate una bambina come me a farle fare l’infibulazione da un dottore invece che da una vecchiaccia, cosa cambia? Se permettete a un medico di tagliarmi un dito, è sempre una mutilazione, o no?". Quando Monia, 13 anni, ha preso la parola, nella stanza della terza sezione tematica al congresso sulle mutilazioni genitali femminili gli adulti, medici, viceministri, rappresentanti delle organizzazioni non governative, hanno smesso subito di accapigliarsi. La via d’uscita al dibattito, se fosse auspicabile almeno al momento medicalizzare una pratica che è la via più sicura anche per setticemie ed Aids, s'è subito trovata. Non lo è: "Le donne hanno il diritto all’integrità del proprio corpo, la mutilazione è una violazione dei diritti umani" dice Emma Bonino chiudendo poi la Conferenza di Nairobi che ha iscritto un altro tassello nel difficile cammino di questa battaglia cominciata al Cairo, proseguita col Trattato di Maputo, e che continuerà l'anno prossimo in Ghana. "Un percorso difficilissimo, che a noi di "Non c'è pace senza giustizia" è riuscito con un metodo che forse potrebbe essere utile anche alle istituzioni con la maiuscola: mettere attorno a un tavolo governi, religiosi, organizzazioni non governative, cittadini. Evitando così di fare altisonanti conferenze che provocano, a trenta chilometri di distanza, un bel forum alternativo", dice soddisfatta, ma sempre polemica, a fine lavoro.

La conferenza di Nairobi ha aggiunto alla lotta alle mutilazioni un tassello: il diritto delle donne all’istruzione, alla proprietà del proprio corpo e dei propri beni, a non sposarsi prima dei diciotto anni. Ma per quel che riguarda le mutilazioni (ieri, un altro orrore: le donne dello Yemen hanno raccontato che da loro l'escissione si pratica sulle neonate, tra i 7 e i 20 giorni dalla nascita, comprimendo panni duri sul clitoride) il guaio è che in molti paesi e già proibita per legge. Ma la legge, "oltre a non essere applicata", come denuncia Daniela Colombo dell'Aidos, una delle Ong più attive, lascia molte scappatoie. "Da noi il "children act" del 2001 punisce l'escissione e l'infibulazione prima dei 18 anni: è una falla aperta, dobbiamo mettere fine del tutto a questa pratica obbrobriosa" dice il ministro degli Esteri keniota Chirau Ali Mwakwere, accettando la penna che Emma Bonino gli porge, affinché firmi il Trattato di Maputo. Oltre al Kenia, ieri ha annunciato la propria adesione la Tanzania (Shamin Khan, ministro dello sviluppo parla esplicitamente di "mozione Bonino"), l'Eritrea, e la stessa via dovrebbero prendere anche il Ghana e Gibutì. L'Egitto tentenna: ha due difficoltà, il fatto che il Trattato ponga la soglia dell’età del matrimonio a 18 anni, e la "parità" tra uomo e donna anche in fatto di eredità. Infatti, dice Moushira Khattab, braccio destro di Moubarak in materia di infanzia e maternità, "firmeremo al più presto, ma ponendo alcune riserve".

Ma oltre alle vie istituzionali, è nella società che bisogna lavorare. L'Italia -una volta tanto- s'è comportata bene: per la lotta sul campo alle mutilazioni genitali femminili sono stati stanziati per il 2004 un milione e 8OOmila euro, più altri 390mila per un progetto sul campo in Kenia, dove la Cooperazione e attiva da anni. "Bisogna lavorare con i capi tribù, e l'unica battaglia che ha dato risultati, finora" dice la tanzanese Shamin Khan. E poi ci sono i bambini. Anzi, le bambine. Si pensa di farne dei testimonial. Al Cairo, l’han già fatto. Gira sulle tivù pubbliche e private uno spot, in tre versioni diverse: nella più lunga, la madre che vuol seguire la tradizione ancestrale si rivolge a un medico, che la sconsiglia vivamente. Poi va dall'iman, e questi le dice che il Corano non prescrive nè prevede le mutilazioni per le donne: non è un attore, è Tantawi, l'iman della moschea del Cairo. Infatti, nonostante l'Islam non abbia a che vedere con le mutilazioni genitali femminili, in Africa la pratica e diffusa -oltre che tra cristiani e, ovviamente, animisti- anche tra i musulmani. Per questo, anche in Eritrea gli iman rilasciano dichiarazioni alla televisione contro la pratica. Per questo, il giovanissimo parlamentare del Mali Demba Taurè lancia un appello ai religiosi del suo paese. Per questo, il 20 e il 21 dicembre prossimi a Gibuti si terrà una conferenza su "Donne e Islam". Per finirla, una volta per tutte, "anche con la pratica della sunna" dice la gibutiana Mounira Ali Ahmed: "Una escissione minimale, che può essere anche solo simbolica come la puntura di spilla che un medico marocchino se non sbaglio ha proposto nella vostra Toscana. Ma che invece, finisce solo per perpetrare le mutilazioni genitali vere e proprie".


NOTE


Antonella Rampino è l'nviata a Nairobi per la Conferenza.


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