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Affaire Telekom: Ciampi dica tutto!

• da Il Giorno del 23 settembre 2004, pag. 15

di Giulio Manfredi

Il 13 luglio scorso il procuratore capo di Torino, Marcello Maddalena, ha sentito il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, come “persona informata sui fatti” nell’ambito dell’inchiesta che la Procura di Torino sta conducendo da tre anni e mezzo sull’affaire Telekom Serbia (d’ora in poi TS).

Nel novembre e dicembre 2002, anche i radicali (il sottoscritto, Carmelo Palma, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell’Alba) furono sentiti come “persone informate sui fatti” dalla Procura di Torino, a cui chiesero di sentire i seguenti esponenti politici: Ciampi (all’epoca di Telekom Serbia ministro del Tesoro e in tale veste proprietario del 61% delle azioni di Telecom Italia); Romano Prodi (allora capo del governo); Lamberto Dini (allora ministro degli esteri); Piero Fassino (allora sottosegretario agli esteri con delega ai Balcani). Prodi, Dini e Fassino sono stati sentiti dalla Procura di Torino nell’aprile scorso. Il 19 luglio scorso la Procura ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, precisando però che non ha potuto completare i propri lavori; il GIP può concedere agli inquirenti ancora sei mesi di tempo.

Noi radicali non abbiamo rappresentanti a Palazzo San Macuto (sede della commissione), non avendo eletti in Parlamento; ciò nonostante, avendo seguito, il sottoscritto in particolare, la vicenda TS fin dal 1997 (e anche prima), abbiamo cercato di fornire in questi anni il nostro apporto di conoscenza e consulenza; siamo stati sentiti in due riprese dalla commissione, che ha ritenuto di attestare pubblicamente, nella “relazione intermedia” presentata ai primi di maggio, il proprio ringraziamento per la nostra collaborazione. Sulla base di quanto è emerso in questi due anni, riteniamo che l’istituzione di una nuova commissione sia necessaria ed urgente. Perché?

Innanzitutto perché la commissione non ha avuto il tempo per completare i suoi lavori, per chiudere le molte cartelle aperte: sono state richieste rogatorie in vari Paesi europei per poter sentire persone coinvolte (forse) nell’affaire, rogatorie che non sono state ancora soddisfatte per i soliti tempi lunghi della burocrazia. Segnaliamo, soprattutto, l’importanza di una seconda rogatoria in Serbia; devono essere ancora sentiti: Milan Milutinovic (ex ministro degli esteri); Dragan Tomic (capo delegazione serba a Torino nel 1994, in pieno embargo ONU alla Serbia, e nel 1996); Milan Beko (ex ministro privatizzazioni); Mihalj Kertes (ex capo delle dogane, a capo della ragnatela dei fondi neri di Milosevic); Dojcilo Maslovaric (ex ambasciatore presso la Santa Sede) e altri esponenti del passato regime di Milosevic.

In conclusione, ripeto qui quello che ho già scritto al mio Presidente inviandogli una copia del mio libro (e ricevendo una succinta e cortese lettera di riscontro); apprezzerei maggiormente i continui suoi ammonimenti sul “dovere della memoria” se Egli trovasse in sé il coraggio di dichiarare pubblicamente, magari davanti alla commissione parlamentare: “Cari italiani, devo dirvi la verità: nel 1997, quando ero Ministro del Tesoro e quindi controllavo direttamente Telecom Italia, avrei dovuto impedire che, con i soldi delle vostre bollette telefoniche e delle vostre tasse, l’Italia finanziasse Milosevic; fu un errore di cui voglio chiedere oggi pubblicamente scusa sia a voi sia al popolo serbo”. Tale assunzione di responsabilità andrebbe ad onore, non a discredito, di Ciampi; inoltre, sottrarrebbe il Capo dello Stato dal gioco dei ricatti e degli scheletri negli armadi, gioco molto in voga nei palazzi romani.



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