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Anche la firma turca nel giorno della Carta Ue

• da La Stampa del 27 ottobre 2004, pag. 4

di Antonella Rampino

Roma. “L’adesione della Turchia all’Unione Europa fornirebbe una prova innegabile del fatto che l’Europa non è un “Gruppo Cristiano” chiuso”. Di fatto tutti gli innumerevoli passaggi contenuti nel rapporto elaborato dalla Commissione indipendente sull’ingresso della Turchia nell’Unione, (decisione attesa per il prossimo 17 dicembre) questo è probabilmente il più significativo: evidenziando che lo “scontro di civiltà non è il destino ineluttabile dell’umanità”, si invita l’Europa a fornire “un modello alternativo alle società chiuse e settarie degli islamisti radicali”. Il che non stupisce, se si pensa che tra i Nove della commissione ci sono l’ex premier francese socielista Michel Rocard, o il padre del New Labour (ed ex numero uno della London School of Economics) Anthony Giddens, o la radicale Emma Bonino. Non poca cosa, se si pensa invece ai cristiano-democratici come il tedesco Kurt Biedenkopf, l’olandese (ex ministro degli Esteri ed ex commissario di Bruxelles alle relazioni esterne) Hans van den Broek o l’austriaco Albert Rohan che milita nelle fila del Ppe.

 

Il rapporto dei Nove, “lanciato” a suo tempo in concomitanza con quello ufficiale della Commissione europea (e inviato in anteprima a Carlo Azeglio Ciampi) verrà ufficialmente presentato a Roma il 28 ottobre dall’ex premier finlandese Martti Ahtissari, dalla parlamentare radicale ed ex commissaria Ue Emma Bonino, dall’ex ministro degli esteri polacco Bronislaw Geremek alla Camera dei Deputati, su iniziativa dell’Ispi. Il giorno dopo, si firmerà in Campidoglio il Trattato di Roma, nucleo e fondamenta della nuova Costituzione europea. La Turchia, quel giorno, ci sarà: Erdogan siglerà un documento aggiuntivo, un protocollo di adesione ideale. Dopo aver già dato la propria ratifica, la settimana scorsa, alla Corte penale internazionale.

Il rapporto, cinquantasei cartelle frutto di riunioni e di mote visite ad hoc in Turchia, nasce proprio da un’idea di Ahtisaari, che da premier finlandese durante il vertice di Oslo nel 1999 promosse la causa di Ankara, sostenendo che “la Turchia ha uno status da Paese candidato, e propone un modello di società aperta da contrapporsi a quello di società chiusa, approccio nel quale “si sente” la presenza della tradizione del British Council e dell’Open Society Institute che George Soros finanzia ispirandosi a Karl Popper. Ma la cosa interessante è che, debitamente analizzati i trend della società, dell’economia e delle istituzioni turche, esplicitamente si fa riferimento alle opportunità che l’adesione rappresenterebbe per l’Europa. Due passaggi significativi, oltre alla sfida della compatibilità tra Islam e democrazia”. Anzitutto, l’importanza “per l’emergente Politica Europea di Sicurezza e Difesa delle considerevoli capacità militari della Turchia e il suo potenziale in qualità di avanposto”. I Nove ricordano le operazioni di peace-keeping cui ha partecipato la Turchia, e la funzione che essa svolge contro le nuove minacce, terrorismo internazionale o crimine organizzato che siano.

 

E poi, i vantaggi in termini di rifornimenti energetici: un ruolo chiave, quello della Turchia, se si pensa all’importanza acquisita dal bacino del Caspio come una delle fonti di petrolio e gas naturale più vasto del mondo, senza tralasciare l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan. L’impatto sull’Unione Europea non è sottovalutato, specie in considerazione di un’evoluzione demografica che porterà i turchi a quota 80 milioni entro il 2015, il che è fonte delle ostilità all’ingresso, soprattutto da parte della Francia, divisa tra uno Chirac favorevole e un Sarkozy contrario, e propenso a indire un referendum sull’adesione della Turchia. Ma, avverte il rapporto, “rispetto ai temi ricorrenti nelle dinamiche della Ue – Stati grandi contro Stati piccoli, poveri contro ricchi – l’impatto della Turchia è più semplice da prevedere”. Se quello del 17 dicembre sarà un sì, sarà comunque solo l’inizio di un lungo cammino. “A patto però” dice Emma Bonino, “che non si risolva tutto in un “ni””. Cioè un sì condizionato, senza che venga fissata una data per l’apertura di veri e propri negoziati di adesione della Turchia all’Unione.



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