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“È troppo tardi ormai” per Bonino. Perchè?

• da Liberazione del 2 novembre 2004, pag. 21

di Alessandro Curzi

Caro Curzi, mi ha colpito la frase del ministro Gasparri che, per stoppare la proposta avanzata da Pannella di nominare Emma Bonino a Commissario europeo per il nostro Paese, al posto del rifiutato Buttiglione, ha detto “Ormai è troppo tardi…”. Troppo tardi perché, visto che ancora nel Polo delle libertà stanno litigando e niente è deciso?

 Elisa Maggioni, Roma

Con il suo dire sempre un po’ arrogantello, ma sincero e quindi involontariamente rivelatore degli umori meno apprezzabili del governo, il fascista semipentito Gasparri ci ha voluto spiegare il vero metro di giudizio in uso fra i berlusconiani per l’assegnazione degli incarichi pubblici. La radicale Emma Bonino non è considerata affidabile per un incarico di governo europeo perché il suo partito, il radicale, ha perso la battuta. E’ stato incerto, nel suo Congresso, se accettare d’essere “inquadrato” a tutti gli effetti nella Casa delle Libertà, così come era stato offerto, pare, ad un suo qualificato esponente in un pranzo estivo, nei giorni della bandana del Cavaliere.

Il quale, come è noto, ama il motto “chi non è con me è contro di me”, e dunque il rifiuto radicale ha chiuso i giochi. A me, comunque, nessuno mi convincerà, checché spieghi Gasparri blaterando di tempi scaduti, che il vero motivo del non expedit per la Bonino sia il suo carattere indipendente, la sua spigolosa e orgogliosa caparbietà a non voler giurare fedeltà alle tavole della legge che il padrone della Casa delle libertà detta via via ai suoi gerarchi o famigli. L’esponente radicale è già stata commissario europeo con gradimento di tutti; certamente non è definibile “comunista” né ha mai agitato davanti agli occhi del Berlusconi una muleta rossa, però è una libertaria, e non solo ama pensare con la propria testa ma, a proposito del pensare, ha detto recentemente: “Ho sempre pensato che l’identità europea fosse l’identità di un progetto, che il valore che unisce l’Europa e che deve essere difeso sia la democrazia, non il cristianesimo”. Basta? Macché, ha anche aggiunto replicando a Pera, il chierichetto senatoriale, “anche io parlo sempre d’Europa senz’anima, intendendo l’anima della tolleranza, della separazione tra Cesare e Dio”.

Capirà anche lei, cara Elisa, che se fosse stato un po’ tardi prima, adesso dopo queste dichiarazioni, anche i tempi supplementari sono largamente scaduti. Potendo, Berlusconi manderebbe a sotituire Buttiglione una copia del medesimo candidato bocciato, magari lo stesso Pera, che asseconda così bene lo spirito del nuovo (inventato) martirologio cristiano, che tanto fanno sperare al Cavaliere in un appoggio del Vaticano, nonostante che i danni fatti all’Italia e quelli che, ne sia prova il fanatismo dei buttiglioni, ne farebbero all’Europa dovrebbero essere ben chiariti anche Oltre Tevere, dove non tutti sono dei fanatici integralisti.


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