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La irresponsabilità del proibizionismo

• da Libertà - Piacenza del 20 novembre 2004

di Marco Azzali (Segretario dell’Associazione dei Radicali Piacentini “Antonio Russo”)

In queste ultime settimane siamo stati letteralmente sommersi, anche dalle colonne di questo giornale, dalla cronaca giudiziaria legata a vaste e ripetute operazioni di polizia, finalizzate a contrastare il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti: prima la Guardia di Finanza, poi la Polizia ed infine anche i Carabinieri.
C'è da essere grati alle forze dell'ordine per l'impegno e la
solerzia con cui applicano la legge vigente, comportamento assai
poco diffuso in Italia; ma noi Radicali, che di solito andiamo alla radice delle questioni sociali ed individuali, non possiamo esimerci da qualche riflessione.

Ebbene, pochi lettori saranno capaci di immaginare che il quadro
della diffusione della cocaina e delle altre droghe anche a
Piacenza, dopo un quindicennio di applicazione della legge
scellerata detta Jervolino-Vassalli appena temperata dai referendum radicali e antiproibizionisti del `93, rischia di essere del tutto simile a quello degli Stati Uniti d'America nei lontanissimi anni venti e trenta.

Al primo passo del 1919 e cioè l'approvazione del 18° Emendamento
alla Costituzione seguì una stagione che non portò a nessuna riduzione del traffico. L'unico reale effetto che sortì fu quello di creare un enorme traffico clandestino.

Se a figure mafiose come quella italo-americana di Al Capone, ai rumrunners e ai bottleggers si deve la conoscenza di quel periodo, anche tramite una filmografia non tenera, è perché quel periodo fu caratterizzato anche da violenza,da scontri armati, da spartizione dei territori e perfino da distillerie clandestine capaci di trarre dell'alcool (spesso con forti percentuali di etanolo, altamente tossico) da qualsiasi cosa tranne che da vinacce selezionate.

In ogni luogo ed epoca, i risultati del proibizionismo sono stati la corruzione e i degrado delle società che lo hanno adottato; nel caso delle droghe i risultati più evidenti sono la criminalizzazione dei consumatori, così spinti alla contiguità rispetto alla malavita, e spesso poi costretti alla pratica criminale attiva, la corruzione in molte parti del mondo delle amministrazioni, governi, forze di polizia (oppure per bene che vada, il loro distoglimento da compiti più importanti), così come l’irrompere prepotente delle mafie nella vita economica (grazie alla grande disponibilità di capitali). Un vero e proprio avvelenamento progressivo della società nel suo complesso.

Il proibizionismo sulla droga, poi, è il mezzo principale di sostegno ed espansione di mafie mondiali (che controllano intere popolazioni e stati) e del terrorismo (traffico d’armi e droga sono un tutt’uno).

Oggi l'alcool non è proibito né libero ma legalizzato e regolamentato in America come in Italia; i prodotti
alcolici, sottoposti anche a determinate garanzie di qualità, li
troviamo nelle enoteche, nei supermercati, al ristorante, su internet e non troviamo nessun pusher, spinto da profitti stratosferici, pronto ad offrire una "dose", magari "tagliata male", di alcool ai nostri figli nelle strade, davanti ai pub o nelle discoteche, davanti alle scuole o sotto casa, addirittura durante la "naia" o in carcere.

Oggi un genitore, se lo vuole, ha la possibilità di educare, in
modo aperto e a tempo debito, i propri figli all' "uso del
bicchiere di vino" senza dover fare necessariamente i conti con il
fascino e la paura del "proibito", con il nascondimento di un
adolescente che percepisce il peso di un certo "disvalore sociale" e soprattutto con il pusher sotto-casa.

Anche l'alcool può far male, creare dipendenza, così come una dieta sbilanciata può far insorgere il diabete e far dipendere da dosi crescenti d'insulina, ma non c'è certo bisogno d'aver paura delle strutture sanitarie, non c'è bisogno di temere un
invito dal Prefetto e magari un interrogatorio dalla Polizia.

Abbiamo la possibilità, nel nostro rapporto con l’alcool e col cibo, di dar corpo nelle nostre vite a quel
binomio tipico di tutte le democrazie liberali
occidentali, "libertà e responsabilità".

Rispetto ad altre sostanze alcune meno pericolose dell’alcool, il nostro stato adotta invece politiche proibizioniste, illiberali, da stato etico e paternalistico.

Se oggi troviamo a Piacenza una grande offerta di cocaina di bassa qualità, al di fuori di qualsiasi controllo sanitario, come
succedeva negli anni venti in America per l'alcool, la colpa è da
attribuire al proibizionismo, a questo spirito legislativo da "crociate antidroga".

Nonostante l'Italia sia stata liberata dal fascismo, non si è mai
interrotto un modo di legiferare a colpi di divieti monolitici che
vogliono imporre, per le scelte personali di ciascuno, un'etica come predominante sulle altre; divieti che, assolutizzando un'opzione morale, oltre a far scemare sotto l'accettabile i livelli di libertà individuale (tra i quali c'è anche quello indubitabile di fare delle scelte che si rivelino dannose per se stessi), non incidono sulla realtà del consumo, favoriscono gli interessi criminali e danneggiano ancora di più, fino al dramma, le parti deboli delle nostre città.

Questo modo di legiferare assurdo, irrazionale invade
ogni giorno di più la vita degli uomini e delle donne italiane: recentemente, per esempio, la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita ha posto robuste catene al desiderio delle coppie con problemi di infertilità; ha ingabbiato le scelte di cura dei medici e dei pazienti, obbligandoli a trattare tutte le sterilità allo stesso modo, entro dei percorsi dettati non dalle evidenze scientifiche, ma dalla morale vaticana; ha frustrato
le speranze di milioni di nostri parenti, amici e conoscenti affetti da gravi malattie degenerative e invalidanti facendo retrocedere le loro aspettative di individui fatti di carne, ossa, intelligenza, cuore, affetti rispetto ai supposti diritti di un embrione, di un gruppo di cellule totalmente indifferenziate, di un “non individuo”.

Questa legge, inoltre, impedisce ogni giorno a centinaia di coppie di sapere se il loro figlio potrà essere sano o se invece sarà affetto da una malattia trasmissibile geneticamente.
Se l’Alta Corte giudicherà secondo la lettera della Costituzione, avremo la grande opportunità in primavera di votare per l'abrogazione della legge 40/2004. Potremo dare un segnale a chi, in nome di un'etica propria, vuol condannare le coppie sterili e le persone gravemente malate al dolore psichico e fisico oppure a costosissimi viaggi all'estero (per chi se lo può permettere), dove ottenere una fecondazione assistita scientificamente adeguata al loro caso o una terapia innovativa e potenzialmente risolutiva. Prima della primavera 2005, auspichiamo di poter animare, anche qui a Piacenza, un magnifico dibattito su grandi temi: la laicità dello Stato, la libertà individuale, la vita dei nostri corpi e la vita del Diritto; e cercheremo di spiegare la nostra avversità a quello che rischia di essere, uno dei pochi "successi" di politica internazionale dell'Italia: far approvare all’ONU una sconcertante moratoria mondiale sull'utilizzo delle cellule staminali embrionali, vietando a livello mondiale quello che le gerarchie vaticane hanno già ottenuto di vietare qui in Italia, occupando la Legge e lo Stato, invece di limitarsi a consigliare i loro fedeli, nell’esercizio del loro magistero spirituale.

Associazione Radicali Piacentini “Antonio Russo”

www.radicalipiacentini.it"



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